Relazione del viaggio di Gazzella a Gaza, 6 aprile 2023

Pubblicato il 6 aprile 2023 da Gazzella
 

Relazione viaggio a Gaza, Marzo 2023

Finalmente, dopo un anno dall’ultima visita, riusciamo a tornare a Gaza a trovare i bambini adottati da Gazzella e a verificare i risultati dei progetti finanziati dall’8 per mille della Chiesa Valdese a Gazzella-onlus con il GCMHP (Gaza Community Mental Health Program) e a WILPF (Women International League for Peace and Freedom) con l’associazione di Gaza: Aisha for Woman and Child Protection.

Arriviamo all’aeroporto di Tel Aviv di sera e sperimentiamo per la prima volta il treno diretto che dall’aeroporto va a Gerusalemme (70 km circa) in 25 minuti. Questa ferrovia che mi dicono sia stata costruita dalla impresa Pizzarotti di Parma ed è stata inaugurata alla fine del 2018 ma è regolarmente funzionante solo da un paio di anni, evita di trovarsi in ingorghi di traffico che si verificano quasi a tutte le ore di tutti i giorni della settimana. La sua costruzione è stata inutilmente boicottata soprattutto dagli ambientalisti e attraversa parte dei territori palestinesi occupati senza però poter essere utilizzata dai palestinesi perché non fa fermate intermedie. Il treno è effettivamente molto comodo, rapido ed economico, naturalmente per chi lo può usare. Arrivate alla stazione di Gerusalemme cerchiamo un taxi e l’autista a cui ci rivolgiamo ci avverte subito che essendo notte e andando nella parte est della città, palestinese, è molto caro. Non avendo scelta accettiamo e lo prendiamo, naturalmente odiando l’autista che guida il taxi, e arriviamo così nei dintorni della abitazione del nostro amico insegnante di italiano all’istituto Dante Alighieri e all’Università Palestinese di Birzeit che sta al momento in Italia. Faticosamente entriamo in possesso delle chiavi ed entriamo in casa.

Il giorno dopo che è venerdì, l’entrata a Gaza di Eretz è limitata a poche ore la mattina e poi chiude perché comincia lo shabbat ebraico per cui l’entrata, controllata dagli israeliani, è chiusa per tutto il resto del giorno. Il rischio quindi di trovare l’entrata già chiusa è alto e non lo vogliamo correre. Utilizziamo le giornate di venerdì e sabato per andare a conoscere il Console Generale Italiano, a trovare il direttore della cooperazione Italiana, a incontrare Michele Giorgio corrispondente del Manifesto con cui è sempre molto interessante parlare per capire quale è la situazione reale e a farci un giro per la bellissima città vecchia. 

Domenica mattina presto con un taxi andiamo a Eretz per entrare nella Striscia di Gaza. Il passaggio attraverso i 3 controlli: israeliano, della autorità palestinese e di Hamas che governa Gaza, vanno abbastanza lisci anche se per la prima volta la zona è affollatissima perché piena di lavoratori di Gaza che vanno a lavorare in Israele.

Al controllo di Hamas che non si capisce se è o no amichevole nei nostri riguardi perché gli impiegati non parlano neanche una parola di inglese e non sono per niente sorridenti, ci vengono a prendere Ahmed l’autista di Aisha con un altro impiegato dell’associazione e con grande gioia attraversando la zona nord della Striscia che è probabilmente la più povera, arriviamo nella sede di Aisha dalle nostre amiche che ci portano immediatamente a vedere quella che sarà la nuova grande sede dell’associazione che quando completata sarà un palazzo di 7 piani. Ci dicono che si trasferiranno là probabilmente a ottobre quando saranno costruiti i primi 2 piani. Per il momento non hanno ancora tutti i soldi necessari, ma ienshallah sperano di trovarli presto!! Sono molto eccitate e contente e hanno già selezionato e fatto il contratto a 17 nuove persone, contratti naturalmente legati ai diversi nuovi progetti finanziati (della durata da 3 mesi a 3 anni) e con la speranza di riuscire poi ad assumere le persone migliori. La novità è che fra le 17 persone nuove ci sono vari maschi. Infatti girano per gli uffici di Aisha ragazzotti con l’aria simpatica molto ben trattati dalle decine di femmine vecchie e nuove di tutte le età e tipologie!

Andiamo poi al Centro Culturale Vik, sede della ONG di Padova ACS dove abiteremo nel periodo che staremo a Gaza. Non è la prima volta che questa è la nostra abitazione a Gaza e non ci preoccupiamo troppo del fatto che sembra non funzionare niente: luce, gas, internet. Il giorno dopo riusciremo ad attivare e a far funzionare tutto o quasi! 

E così, dopo aver risolto il solito problema della scheda locale Jawwal per il cellulare che ci permette di usare il nostro telefono cellulare e di comunicare con la gente senza spendere cifre assurde, organizziamo le visite ai nostri bambini adottati e gli incontri con le persone che vogliamo vedere nel nostro soggiorno fra cui gli incontri con Yasser abu Jamei direttore del GCMHP e con la sua collaboratrice che lavora con noi nel portare avanti il progetto della Chiesa Valdese e con cui dobbiamo discutere di come continuare il progetto di aiuto psicologico a bambini delle scuole in diverse aree della Striscia di Gaza.

Le visite ai bambini adottati da Gazzella e affidati ad Aisha con l’accompagnamento di una nuova assunta che parla bene inglese e che sembra molto responsabile, vanno bene perché la quasi totalità dei bambini sta decisamente meglio dell’ultima volta che li abbiamo visitati sia fisicamente che spesso anche psicologicamente. Rimane purtroppo una piccola minoranza di bambini che vive in famiglie che sono talmente povere, con case talmente affollate, sporche, maleodoranti e messe male con pavimenti di terra battuta e con genitori disoccupati, depressi e non reattivi, con la maggior parte dei bambini in età scolare che però non vanno a scuola ecc ecc con cui non si capisce se si potrebbe fare qualcosa per migliorare la loro condizione. Riportiamo come ogni volta queste impressioni alle responsabili di Aisha che però prima si dicono totalmente impotenti di fronte al problema ma poi affermano che ne discuteranno e vedranno se è possibile fare qualche intervento che dia loro o almeno a qualcuno dei loro bambini un vero aiuto. Speriamo che riescano.

Del gruppo di bambini adottati da Gazzella e affidati ad Aisha ce ne sono alcuni che hanno compiuto o stanno per compiere 18 anni. Abbiamo sempre detto che Gazzella non può occuparsi, soprattutto a causa delle limitate possibilità economiche che ha a disposizione, dei bambini adottati che raggiungono la maggiore età. Fra i bambini che abbiamo visitato in questo viaggio ce ne sono parecchi in questa situazione. Per fortuna stanno adesso bene di salute e sono iscritti o si iscrivono a settembre all’Università. Una ragazza, Hanin, vuole diventare psicologa, mentre Rawan è iscritta al primo anno di Business Administration. Shata si iscriverà alla scuola per diventare infermiera e Marzuq ragazzo bello e bravo di famiglia ortodossa con tanti fratelli più piccoli e che ha avuto problemi seri di salute dopo il ferimento con operazioni in Germania, sta ora bene, vorrebbe diventare medico e forse ce la farà perché è molto bravo a scuola. Per entrare nella scuola di medicina infatti è necessario avere dei voti che superino un punteggio di 94 su 100 non so se l’ultimo anno di liceo o come media degli ultimi anni.

I genitori di molti bambini ci hanno ringraziato perché ci dicono che senza l’aiuto di Gazzella il loro figlio non avrebbe potuto ottenere i risultati che ha invece raggiunto. Ne siamo veramente contente. Francamente come nelle altre visite quello che osserviamo è che nella maggioranza dei casi l’assegno di Gazzella è utilizzato per la sopravvivenza del gruppo familiare. 

Un altro problema è quello dei ragazzini che hanno compiuto 18 anni, stanno bene o benino in salute, alcuni si sono iscritti o si devono iscrivere all’Università. Date le scarse possibilità e anche la ”missione” di Gazzella questi ragazzi in generale vengono sostituiti con altri più giovani e bisognosi, magari fratelli più piccoli del diciottenne che leviamo dall’adozione, ma a volte in casi speciali, decidiamo di continuare a mantenerlo ancora fra gli adottati.

Cerchiamo di non diminuire il numero dei bambini adottati anche se i fondi di Gazzella diminuiscono. Speriamo sempre in qualche lascito o donazione e fino ad ora ci siamo riusciti.

Le verifiche dei risultati dei 2 progetti finanziati dall’8×1000 della Chiesa Valdese sembrano essere buoni. Visitiamo varie scuole con alcuni membri del GCMHP insieme a qualche funzionario del Ministero dell’Istruzione. Le scuole sono miste solamente per i bambini da 6 a 8 anni e poi separate per maschi e femmine. Sono tutte grandi e affollatissime e frequentate anche da bambini di famiglie rifugiate che potrebbero quindi frequentare scuole dell’UNWRA che sono però per alcuni bambini scomode perché molto lontane dalla loro abitazione.

Il nostro progetto comprende corsi di formazione e aggiornamento di psicoterapeuti scolastici. Insegnanti e psicologi sembrano molto motivati ma certo il loro numero dovrebbe essere maggiore dato il numero di bambini che mostrano segni di disagio psicologico.

Siamo comunque sempre disponibili a illustrare i progetti a chi ne fosse interessato.

Anche il progetto con Aisha sulla promozione di opportunità economiche per donne vulnerabili e sul reinserimento nella scuola o in una attività lavorativa ragazzini che hanno violato la legge, sembra procedere bene e anche per questo progetto un finanziamento maggiore sarebbe sicuramente auspicabile!

Passiamo una giornata facendo una gita con ottima grigliata con tutto il personale di Aisha, organizzata per far incontrare il personale vecchio con quello nuovo. Meta della gita è un vecchio club degli israeliani e quindi di prima del 2005 e da allora abbandonato. Gli israeliani hanno lasciato Gaza nel 2005. A noi la gita è servita per constatare lo sforzo che gli abitanti di Gaza stanno facendo per aumentare la superficie coltivata in condizioni non favorevoli soprattutto per la scarsità di acqua. Abbiamo costeggiato molti campi coltivati soprattutto a pomodori. Infatti avevamo già notato che dai fruttivendoli non c’erano più solo insapori pomodori israeliani, ma irregolari, profumati e saporiti pomodori locali!

Come al solito abbiamo passato molte delle serate a cena a casa di amici di Aisha o del GCMHP discutendo piacevolmente dei progetti o della situazione politica nel mondo ma soprattutto in Palestina e in Italia.

Siamo ripartite domenica mattina senza pensare che essendo il giorno di inizio della settimana avremmo trovato la folla dei lavoratori di Gaza che vanno a lavorare in Israele. Israele ha molto bisogno di mano d’opera e gli uomini di Gaza di fonti di sopravvivenza, per cui sono costretti ad accettare di andare a lavorare in Israele. È stata una esperienza veramente shoccante vedere come questi uomini vengono maltrattati dai militari israeliani senza poter reagire come forse vorrebbero. Oltre ai lavoratori ci sono anche altri cittadini di Gaza, uomini, donne e bambini che vanno in Cisgiordania o in Israele perché hanno bisogno di cure che non possono avere a Gaza. Essendo io portatrice di pace maker devo seguire i pazienti che passano per ragioni mediche per un percorso diverso dai lavoratori, e a cui non viene comunicato nulla di quello che sta loro succedendo. Il personale israeliano è composto, da quello che ho potuto constatare, da “arabi israeliani” i quali non sono in grado di spiegare alle persone che devono passare, la logica che guida la scelta delle persone che passano prima o dopo da una tappa all’altra e cioè da una stanza all’altra per poi finalmente uscire in Israele. In alto ci sono delle grandi vetrate che dominano e controllano tutta l’area e dietro i vetri ragazzotti e ragazzotte in divisa militare che ridacchiano e indicano con un dito l’ordine con cui le persone in attesa devono fare il passo successivo che non corrisponde necessariamente all’ordine con cui le persone hanno raggiunto quella tappa del tragitto e quindi quella stanza. Questa discrezionalità sembra fatta apposta per far bene capire ai gazawi che devono necessariamente seguire quel cammino, chi è che comanda e che quindi decide. La cosa è veramente umiliante e fa capire bene perché a volte senza ragione apparente qualche palestinese impazzisce e comincia a sparare se è armato o ad attaccare con un coltello o altro. 

Quando finalmente usciamo, ritroviamo il nostro bagaglio che era stato naturalmente preparato con cura, orribilmente manomesso e anche se ce lo aspettiamo perché non è la prima volta che usciamo da Gaza, ci provoca un gran rabbia perché è chiaro che non è una misura necessaria per la sicurezza ma è anche questa una dimostrazione di potere fatta per far capire non solo ai palestinesi ma anche agli internazionali che gli israeliani controllano Gaza e tutto quello che succede all’entrata e all’uscita. È terribile perché è chiaro che Israele, almeno oggi, non sembra volere la pace. Del resto gli ultimi fatti accaduti a Gerusalemme e in Cisgiordania sembrano dire la stessa cosa.

Ritorneremo a Gaza a giugno con più calma prima che scada il nostro permesso di entrata che abbiamo ottenuto per sei mesi. 

Dopo qualche ora passata piacevolmente a Gerusalemme, anche se constatiamo l’enorme aumento di ebrei ortodossi che hanno ormai invaso visibilmente la città, con il treno andiamo all’aeroporto e ripartiamo per Roma.

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