Chi Siamo

GAZZELLA ONLUS è un’associazione senza fini di lucro che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra, essenzialmente nel territorio di Gaza e soprattutto attraverso l’attivazione di adozioni a distanza dei bambini feriti.

Per raggiungere i suoi scopi, Gazzella collabora con le ONG palestinesi che sul territorio si occupano di sanità e infanzia, tra le quali la “Palestinian Medical Relief Society”, l’organizzazione di medici volontari che prima della creazione dell’autorità palestinese si è occupata della sanità pubblica sotto l’occupazione militare, l’Associazione Hanan, l’Associazione I’mar e altre. Nei suoi dieci anni di attività Gazzella ha assicurato cura, assistenza e sostegno economico a oltre 1500 bambini feriti.

Come siamo nati e perchè ci diamo da fare

Il vecchio manifesto di Gazzella

Il primo manifesto di Gazzella

Il nome Gazzella è quello di una bambina quattordicenne di Hebron che, nel novembre del 2000, tornando a casa dalla scuola, fu così gravemente ferita alla testa da un soldato israeliano che in un primo momento i medici ne diagnosticarono la morte celebrale. Venne operata d’urgenza, fu salvata e dopo un lungo periodo entrò in convalescenza. Il suo nome è quindi un simbolo di speranza.

Gazzella non è una associazione, potremmo chiamarla una iniziativa di rete, perché è costituita da tanti punti (gli adottanti) connessi fra loro idealmente dalla volontà di aiutare i bambini palestinesi feriti.

Gazzella nasce da una idea venuta a due vecchie amiche del popolo palestinese che, andate a proprie spese nel novembre del 2000, nei Territori Occupati, spinte dal desiderio di vedere direttamente cosa stava succedendo, sono rimaste molto colpite dalle condizioni terribili in cui vivono dall’inizio della seconda Intifada (29 settembre 2000) i bambini di Gaza e della Cisgiordania. Oltre alla miseria e alla vera e propria fame provocate dal blocco israeliano, si sono ora aggiunti i cannoneggiamenti, la distruzione di coltivazioni e di abitazioni, lo sterminio quotidiano. E per la prima volta i soldati di un esercito regolare — quello israeliano — sparano ogni giorno con armi di precisione contro bambini al di sotto dei 14 anni, mirando essenzialmente alla parte superiore del corpo (da qui la grande percentuale di bambini feriti alla testa, agli occhi, all’addome, o anche resi permanentemente invalidi da lesioni alla spina dorsale). Dalla volontà di portare un aiuto anche minimo a questi bambini è nata l’idea di realizzare, anche con i modesti mezzi a disposizione, una campagna di adozione a distanza temporanea che possa portar loro un seppur minimo sollievo. Siamo consapevoli che si tratta di un intervento marginale e che il ruolo essenziale è quello che spetta ai governi europei e agli Usa per imporre ad Israele una pace giusta e con essa la fine di questi infanticidi, e che tocca ai popoli fare pressione sui governi affinché questi intervengano, ma ciò non vuol dire che non si possa creare un movimento di singoli verso singoli, di persone verso persone, che renda concreto un minimo di solidarietà umana.

Sappiamo bene che ci sono anche altre iniziative di aiuto a più ampio raggio, con progetti ben strutturati che aiutano i palestinesi a costruire e gestire asili, scuole, ospedali, ecc., ma siamo convinti che sia giusto dar voce anche ai tanti che individualmente o in gruppo vogliono dare una mano stabilendo un contatto diretto e personale con questo popolo, nel nostro caso con i più piccoli e sfortunati.

Il nostro “Appello” storico

Gazzella è una ragazzina palestinese di Hebron. Ha quattordici anni, ma ne dimostra qualcuno di meno. Le sofferenze inflitte al suo popolo l’hanno segnata: ha un fisico gracile e ha molta paura. Dobbiamo dire “aveva”? Tornando a casa dalla sua scuola, correva e un soldato israeliano l’ha ferita gravemente alla testa, in ospedale le è stata diagnosticata la morte cerebrale.

Ma i medici non si sono arresi, l’hanno operata e le hanno dato una speranza di vita. Gazzella è in coma, ma forse si riprenderà. Ha bisogno del nostro aiuto, come i mille più bambini e bambine feriti in meno di due mesi dai soldati e dai coloni. E ogni giorno il loro numero aumenta.

Purtroppo la nostra voce non è abbastanza forte per imporre la pace in Palestina. Possiamo però aiutare un’innocente a rivivere e molti innocenti a guarire.

Nel nome di Gazzella, diamo un aiuto modesto ma importante: cinquantasette euro al mese per sei mesi significano molto per la famiglia di un bambino palestinese ferito. Anche così si costruisce la pace.

Firmato: Marcello Argilli, scrittore per l’infanzia, Melita Cavallo, del direttivo Ass. it. magisrati per i minori, Bruno Forte, pres. Ass. maestri, Anna Oliverio Ferraris, prof. univ. psicologa, Adriano Ossicini, pres. comm. istruz. Senato, Bianca Pitzorno, scrittrice per l’infanzia, Alba Sasso, pres. Centro iniziativa dem. insegnanti.