<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>.: GAZZELLA :.</title>
	<atom:link href="http://www.gazzella-onlus.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.gazzella-onlus.com</link>
	<description>per Gazzella - Gazzella Onlus</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Feb 2012 20:18:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Relazione del viaggio di Gazzella a Gaza &#8211; Gennaio 2012</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2012/02/20/rapporto-del-viaggio-a-gaza-gennaio-2012/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2012/02/20/rapporto-del-viaggio-a-gaza-gennaio-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Notiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Gazzella]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=994</guid>
		<description><![CDATA[Relazione viaggio a Gaza, gennaio 2012 Dal 12 al 26 gennaio sono stata a Gaza a visitare i bambini adottati da “Gazzella”. L’entrata da Eretz, il chekpoint di Beit Hanun posto all&#8217;ingresso della Striscia di Gaza, mi ha messo come al solito a dura prova per il trattamento che ho dovuto subire. Sono arrivata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Relazione viaggio a Gaza, gennaio 2012</p>
<p align="JUSTIFY">Dal 12 al 26 gennaio sono stata a Gaza a visitare i bambini adottati da “Gazzella”. L’entrata da Eretz, il chekpoint di Beit Hanun posto all&#8217;ingresso della Striscia di Gaza, mi ha messo come al solito a dura prova per il trattamento che ho dovuto subire. Sono arrivata da Gerusalemme il venerdì 13 gennaio di mattina presto, all’orario di apertura, perché essendo il giorno in cui il passaggio chiude a mezzogiorno per riaprire poi solo la domenica, avevo una gran paura che trovassero una scusa per rimandarmi indietro. Non ero mai stata a Gaza a gennaio e dalle esperienze precedenti Gaza era per me un luogo dove si muore sempre di caldo; invece inaspettatamente tirava un vento gelido e gli agenti della sicurezza e i soldati nei loro box e casette riscaldate facevano finta di non vedere che c’era qualcuno che aspettava fuori. Quando finalmente dopo più di mezz’ora sono riuscita ad attirare la loro attenzione, mi hanno chiesto il passaporto e mi hanno fatto segno di aspettare. E’ passata un’altra mezz’ora e più in cui nessuno ha fatto niente, e finalmente, forse perché mi hanno visto gesticolare insistentemente, senza degnarmi di uno sguardo hanno chiamato qualcuno al telefono che è arrivato, armato fino ai denti e con molto comodo e aria annoiata, per prendere il mio passaporto. Dopo altre attese e un breve interrogatorio sulle ragioni della mia andata a Gaza, cosa sempre traumatizzante perché non si sa mai bene cosa sia meglio rispondere, finalmente sono passata e, attraverso il lungo corridoio in terra di nessuno (si fa per dire perché il controllo di questa zona è unicamente israeliano), sono finalmente arrivata a Gaza dove, dopo un rapido controllo del permesso dell’autorità palestinese che è da circa un anno necessario avere, mi sono sentita libera. Lì finalmente mi sono venuti a prendere Maher dell’associazione Hanan, una delle associazioni con cui Gazzella collabora, accompagnato da un amico che parlava inglese e che faceva da interprete.</p>
<p align="JUSTIFY">La sorpresa e l’impressione sono state forti. La mia ultima visita nella Striscia di Gaza risale ad ottobre del 2010. Allora la distruzione, risultato dell’operazione israeliana “Piombo Fuso” avvenuta fra dicembre 2008 e gennaio 2009, era ancora molto evidente. Adesso, invece, dal Nord al Sud, si vedono centinaia e centinaia di case nuove o ancora in costruzione e gru e cantieri dappertutto. I palazzi sono molto fitti e il terreno libero, soprattutto quello non sabbioso e coltivato, è ridotto a piccoli appezzamenti in mezzo a gruppi di costruzioni. Fra le costruzioni nuove salta all’occhio l’alto numero di moschee grandi e piccole, che nelle ore della preghiera fanno un gran baccano, cosa che mette ancora più in evidenza della vista quanto siano numerose. Comunque il gran numero di nuove costruzioni dà un senso di grande vitalità del paese, decisamente positivo. Altro segno della vita che forse migliora per gli abitanti è un gran numero di nuovi ristorantini, soprattutto di pesce. Il pesce è esposto a vista sulla strada o è addirittura sul marciapiede; si sceglie entrando e dopo un pòarriva cotto alla perfezione e profumato da erbe varie, purtroppo non accompagnato da un buon vino. Non si può avere tutto!! Mi auguro che in estate il pesce sia messo in frigoriferi o sul ghiaccio. Non sono riuscita a capire se i pesci e pescetti, gamberi e granchi presenti in abbondanza in tutte queste piccole trattorie e anche nei mercati, siano tutti pescati localmente o vengano anche dagli allevamenti di El Arish sulla costa egiziana non lontano da Gaza, come mi hanno detto alcuni.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Ho cercato di capire chi costruisce tanto e soprattutto chi può comprare poi gli appartamenti che sono decisamente cari. Certo le case servono, considerato l’aumento della popolazione (gli abitanti di Gaza sono arrivati a 1.800.000) e la distruzione causata dalle bombe israeliane. Confrontando le diverse versioni mi è parso di capire che la terra è molto cara, ma il materiale da costruzione che arriva dall’Egitto attraverso i tunnel, costa invece abbastanza poco, malgrado la tassa riscossa da Hamas su tutto ciò che arriva dai tunnel. Chi ha la terra, quindi, si può costruire la casa, magari lavorandoci personalmente e con parenti e amici disoccupati (la disoccupazione è al 70% e quindi braccia per aiutare a costruire non mancano). Il governo di Hamas sostiene che sta costruendo molte case per i poveri che vivono ancora in baracche e catapecchie, soprattutto nei campi. Speriamo sia vero, altrimenti non si capisce, data la grande povertà, chi si possa permettere di acquistarli. Ci sono poi i nuovi ricchi che guadagnano, e anche molto, commerciando tutto ciò che arriva attraverso i tunnel.</p>
<p align="JUSTIFY">La situazione nei campi, dove vivono molti dei bambini di Gazzella è terribile. Lo spazio a disposizione è molto limitato e la popolazione cresce. I pavimenti di molte case sono in terra battuta. Spesso il bagno non esiste o è molto primitivo e la cucina si riduce a dei fornellini traballanti sistemati in qualche angolo all’aperto. I molti bambini, a volte più di 7-8 nello stesso nucleo, dormono in un’unica stanza e, non raramente, insieme ai genitori. Molte famiglie sono poverissime ma dignitose, con case in ordine e bambini puliti, mentre in altre famiglie è visibile un degrado terribile in cui i padroni di casa non hanno neanche voglia di offrirci qualcosa da bere come fanno in generale tutti. Quando piove il campo si allaga immediatamente trasformandosi in un orribile pantano fangoso che ridiventa poi di polvere che penetra dappertutto dopo poche ore di sole. Durante il mio soggiorno ha piovuto spesso, e mentre io pensavo che ci mancava solo la pioggia per rendere Gaza al suo peggio, gli abitanti erano invece molto contenti perché è l’unico periodo dell’anno in cui piove un po’ e loro hanno molto bisogno di acqua. Il mare invernale, spesso in tempesta, era invece bellissimo.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Il freddo tuttavia si faceva sentire e mentre ero a Gaza, abbiamo fatto fare 500 berretti da distribuire ai nostri bambini. Bisognerebbe trovare altre risorse da dedicare a queste micro-iniziative.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Non so se siano peggiori le condizioni di vita nei campi situati nella parte nord di Gaza come Jabalia o Beit Lahiya o quelli della parte centrale come Deir Al Balah o Al Maghazi oppure al Sud come in quello di Khan Younis o di Rafah. La situazione in ogni campo in cui sono stata a trovare dei bambini mi è sembrata peggiore di quella della famiglia precedente visitata in un altro campo. Anche con il freddo i bambini erano tutti per strada, a giocare perché le scuole erano chiuse per due settimane di vacanza, e quasi tutti senza scarpe, senza però dare l’impressione di soffrire per questo.</p>
<p align="JUSTIFY">Attualmente le associazioni di Gaza con cui Gazzella collabora sono tre. La Palestinian Medical Relief Society (PMRS) che è una ONG fondata nel 1979 da un gruppo di medici e operatori sanitari per supplire alle carenze della sanità palestinese dovute ai tanti anni di occupazione israeliana. Con la PMRS collaboriamo da molti anni soprattutto a Gaza ma anche in Cisgiordania, adottando bambini feriti in bombardamenti o in altre circostanze da armi israeliane. Alcuni di questi bambini sono ormai grandi e alcuni per fortuna anche guariti dalle ferite. Poi c’è Hanan che è un’altra associazione con cui Gazzella collabora, e che si occupa più di problemi sociali che esclusivamente sanitari; con loro abbiamo in adozione principalmente bambini handicappati gravi, quasi tutti cerebrolesi che vengono da famiglie molto indigenti. Il gran problema di questi bambini è che molto spesso per mancanza di soldi non possono fare la fisioterapia di cui avrebbero bisogno per stare un po’ meglio o almeno non peggiorare e in certi casi, anche quando potrebbero farla gratis, le famiglie non hanno soldi per portarli in taxi. Di questi bambini abbiamo 75 che avrebbero bisogno di cure urgenti. Infine c’è Emaar, una Ong di Khan Younis, con la quale Gazzella collabora ad un progetto in cui ai bambini sordomuti quasi tutti dalla nascita, viene fatto un impianto cocleare ad una delle orecchie, e poi in un centro gestito dalla stessa Ong, Basma, specializzato in questa patologia, ai bambini viene fatto un corso per l’uso dell’apparecchio e soprattutto per imparare a parlare. Abbiamo in adozione 15 di questi bambini che vengono seguiti tutti i giorni fino a che non imparano a parlare benino. Anche le madri vanno una volta alla settimana al centro Basma per seguire la rieducazione del bambino e imparare come continuare a insegnargli a parlare e a come usare e mantenere funzionante l’apparecchio, cambiare le batterie, fare piccole riparazioni ecc. I pezzi di ricambio degli apparecchi sono molto cari e i ragazzini soprattutto se molto vivaci come sono spesso, hanno bisogno continuamente di ricambi. A Khan Younis dove è molto alta la percentuale di matrimoni fra cugini, nascono un gran numero di bambini con deficienze di origine genetica fra cui alcuni tipi di sordità. Diversi bambini sordomuti adottati che abbiamo visitato hanno uno o più fratelli con lo stesso problema.</p>
<p align="JUSTIFY">La vita a Gaza è molto dura, soprattutto per le donne che soffrono della mancanza di reddito dovuta alla disoccupazione, sia loro che dei mariti e devono fare miracoli per vestire e soprattutto nutrire i numerosi figli. Per i giovani non c’è alcun divertimento. Esisteva un cinema che da quando Hamas è al governo, ha chiuso. Mancano luoghi di aggregazione. La musica che piace ai giovani è proibita nei luoghi pubblici. Le donne non possono far altro che sposarsi e avere figli. Ho incontrato molte ragazze che mi hanno detto che avrebbero voluto studiare ingegneria o chimica ma che la scelta di facoltà scientifiche da parte delle donne è fortemente boicottata. Le donne hanno tutte almeno il capo coperto e molte, soprattutto nel Sud della Striscia, <span style="color: #000000;">hanno anche il viso coperto.</span> Ho parlato con varie donne giovani e emancipate che dopo aver resistito a lungo con la testa scoperta hanno ceduto per non dover subire i commenti pesanti ogni volta che passano per strada e che quindi ora se la coprono quando escono.</p>
<p align="JUSTIFY">Ho visitato i bambini nelle loro case quando ho potuto, accompagnata da persone che lavorano per le tre associazioni che collaborano con Gazzella. È indispensabile essere accompagnata per i problemi derivanti dalla lingua e anche perché, soprattutto nei campi, è difficile anche per gli stessi gazawi, trovare o ritrovare la famiglia desiderata nel groviglio di stradine molto simili le une alle altre e senza quasi punti di riferimento. Alcuni bambini li ho invece incontrati negli uffici delle associazioni dove sono venuti accompagnati da un familiare. Alla fine della giornata ero veramente sfinita dalla stanchezza, dalla quantità di bevande dolcissime che avevo dovuto bere per non offendere l’ospitalità delle famiglie visitate ma soprattutto dall’angoscia per la situazione.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Gaza è anche piena di contraddizioni. In molte case in cui sono stata, per esempio, anche apparentemente povere, c’era un computer e quasi sempre con accesso a internet Wi-Fi. La maggioranza delle persone che passano per la strada, soprattutto giovani, ha in mano un telefono cellulare moderno e sofisticato. Probabilmente serve a farli sentire meno isolati e in prigione come in realtà sono, per cui la considerano una priorità. La corrente elettrica va via più volte al giorno per parecchie ore ma ormai quasi tutti i palazzi, gli uffici e i negozi hanno generatori autonomi che entrano in funzione immediatamente. L’unico problema è il rumore assordante e la puzza quando entrano in funzione tutti i generatori.</p>
<p align="JUSTIFY">Molte sere, dopo le visite, ho passato delle ore piacevoli nelle famiglie dei miei accompagnatori, dove le mogli con le madri o le suocere o le zie e a volte anche le nonne mi hanno preparato degli squisiti maftool (nome palestinese o forse di Gaza del cous cous), con pollo, verdure e ceci o altri piatti locali veramente buoni.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Tutte le persone a cui ho chiesto un pronostico sul risultato delle prossime elezioni legislative che si svolgeranno a maggio o comunque, pare, entro l’anno, hanno risposto che secondo loro questa volta Hamas non vincerà perché non ha mantenuto le promesse fatte prima di vincere le elezioni del 2006.</p>
<p align="JUSTIFY">Ho visitato varie associazioni, soprattutto di donne e per le donne. Alcune mi sono parse migliori di altre per il lavoro che svolgono e per come sono organizzate. Fra le associazioni che mi sono piaciute, c’è la PDWSA (Palestinian Developmental Women Studies Association) che è una ONG per lo studio e la ricerca finalizzati a promuovere lo sviluppo delle donne per incrementare la loro presenza e il loro ruolo nella società e soprattutto nelle carriere pubbliche. La PDWSA si occupa anche di assistere le donne in carcere. È diretta da Mariam Abu-Daqa considerata una figura mitica da tutti a Gaza per il ruolo giocato in tutte le battaglie palestinesi degli ultimi 30 anni e più.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Mi ha fatto una ottima impressione Aisha, ONG per la protezione di donne e bambini soprattutto vittime di violenza in genere subita in famiglia, in particolare di donne con qualche disabilità. Aisha organizza corsi, dà assistenza psicologica, aiuta le donne a trovare un lavoro e i bambini a tornare a scuola quando l’hanno dovuta abbandonare. Le volontarie di Aisha vanno in giro in tutta la Striscia ma soprattutto nei campi, intervistando le donne. Fanno poi una selezione per corsi intensivi che si svolgono nella loro sede e che durano da uno a sei mesi. Le ragazze vengono prese la mattina e riaccompagnate la sera da un pulmino dell’associazione. I corsi sono di cucito, maglia, ricamo, parrucchiere, computer, video e altri. Alla fine del corso Aisha segue le partecipanti da vicino per uno-due mesi e poi sempre meno spesso, per vedere quello che stanno facendo e per aiutarle a superare le difficoltà. Fra i corsi, ci sono anche lezioni di economia e di business. L’idea portante è che le donne vengano incoraggiate ad aprire delle piccole imprese o a produrre per altre imprese che già esistono e che si vogliono ingrandire.</p>
<p align="JUSTIFY">A conclusione della mia visita penso di poter affermare che la situazione di Gaza è molto dura ma che si vede anche qualche segno di ripresa dopo la tragedia dell’operazione Piombo Fuso. Gli aiuti di Gazzella servono molto e i bambini e le famiglie aiutate ne hanno un gran bisogno e spesso non so come potrebbero fare senza. Bisognerebbe fare una campagna per aumentare il numero delle adozioni e anche per cercare contributi che possano servire ad altri scopi al di fuori delle adozioni. Alcune famiglie avrebbero bisogno di un aiuto extra per potere, per esempio, portare il bambino a fare la fisioterapia o per farlo operare a Gaza o in qualche altro paese come la Giordania o l’Egitto. Si potrebbero anche aiutare associazioni locali ad aumentare le attività o a migliorarle. Vorrei aggiungere anche che i nostri viaggi a Gaza sono utili perché fanno sentire le famiglie dove c&#8217;è un bambino adottato meno sole e isolate e servono molto anche a noi per renderci conto di come vanno le cose e di come lavorano le associazioni con cui collaboriamo.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Spero di riuscire a tornare al più presto, anche per vedere i bambini da noi assistiti che non ho potuto vedere questa volta. Ho visto complessivamente circa 140 bambini e dovrei vederne ancora 140. Il piccolo sostegno che diamo lascia un segno importante, come ho potuto verificare ancora una volta. Il lavoro di Gazzella è molto apprezzato nella Striscia, grazie non solo ai contributi alle famiglie, ma anche al sostegno dato agli ospedali e alle associazioni che si occupano dell&#8217;infanzia.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Grazie a tutte e a tutti per il continuo sostegno che ci permette di assistere i bambini più bisognosi in una delle aree più disastrate del pianeta.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">S.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2012/02/20/rapporto-del-viaggio-a-gaza-gennaio-2012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL RITORNO, UN DIRITTO &#8211; Sabra e Chatila 1982/2012, Terza edizione del Premio Stefano Chiarini</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2012/01/30/il-ritorno-un-diritto-sabra-e-chatila-19822012-terza-edizione-del-premio-stefano-chiarini/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2012/01/30/il-ritorno-un-diritto-sabra-e-chatila-19822012-terza-edizione-del-premio-stefano-chiarini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 19:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Top]]></category>
		<category><![CDATA[1982]]></category>
		<category><![CDATA[Chatila]]></category>
		<category><![CDATA[Modena]]></category>
		<category><![CDATA[Sabra]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Chiarini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=979</guid>
		<description><![CDATA[Modena, sabato 25 febbraio 2012 ore 15.30 presso Pol 87 (Polisportiva Gino Pini), Via Pio La Torre 61 Il Premio Chiarini, dedicato alla figura del giornalista del Manifesto Stefano Chiarini prematuramente scomparso cinque anni fa, si propone di istituire un riconoscimento all’impegno sul tema del Medio Oriente e in particolare della Palestina, con una speciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-2012-01-30-a-20.24.51.png" rel="lightbox[979]"><img class="size-full wp-image-982 aligncenter" title="Sabra and Chatila" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-2012-01-30-a-20.24.51.png" alt="" width="669" height="265" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Modena, sabato 25 febbraio 2012 ore 15.30 presso Pol 87 (Polisportiva Gino Pini), Via Pio La Torre 61</p>
<p>Il Premio Chiarini, dedicato alla figura del giornalista del Manifesto Stefano Chiarini prematuramente scomparso cinque anni fa, si propone di istituire un riconoscimento all’impegno sul tema del Medio Oriente e in particolare della Palestina, con una speciale attenzione per il mondo dei media e della cultura.</p>
<p>Quest’anno il Premio sarà attribuito a Vauro Senesi per il suo impegno attraverso articoli, vignette e interventi televisivi a rompere il muro di omertà e disinformazione che sovrasta la questione palestinese.</p>
<p><em>Con la partecipazione di:</em></p>
<p>Vauro Senesi, Mila Pernice (Radio Roma Città Aperta) Wassim Dahmash (Docente Univ. Cagliari), Kassem Al Aina (Ass. Assumoud Libano), Stefania Limiti e Maurizio Musolino (com.to “Per non dimenticare Sabra e Chatila”) ed esponenti di varie forze politiche.</p>
<p>E’ prevista la proiezione in anteprima del filmato:</p>
<p>“L’oppio del silenzio” di Hakeem abu Jaleela</p>
<p><strong>Al termine: gnocco, tigelle e lambrusco</strong></p>
<p>Prenotazione obbligatoria: Mirca (339/3758378), Goretta (349/2124576)</p>
<p><strong>A cura di Alkemia, Comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”, ARCI</strong></p>
<p>con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna &#8211; Comune e Provincia di Modena</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2012/01/30/il-ritorno-un-diritto-sabra-e-chatila-19822012-terza-edizione-del-premio-stefano-chiarini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se Gesù dovesse arrivare quest&#8217;anno, Betlemme sarebbe chiusa</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/29/se-gesu-dovesse-arrivare-questanno-betlemme-sarebbe-chiusa/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/29/se-gesu-dovesse-arrivare-questanno-betlemme-sarebbe-chiusa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 12:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Betlemme]]></category>
		<category><![CDATA[Checkpoint]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=973</guid>
		<description><![CDATA[dall&#8217;Osservatorio Iraq ripostiamo questo interessante articolo: &#160; Una striscia di colonie costruite sulla terra che era a nord di Betlemme minaccia di separare definitivamente la città dalla sua gemella storica, Gerusalemme. di Phoebe Greenwood* – traduzione a cura di Cecilia Dalla Negra “Se Giuseppe e Maria fossero oggi in viaggio verso Betlemme, la storia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/12/404372_203203429766949_100002318810069_404643_1262798919_n.jpg" rel="lightbox[973]"><img class="alignnone size-full wp-image-977" title="404372_203203429766949_100002318810069_404643_1262798919_n" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/12/404372_203203429766949_100002318810069_404643_1262798919_n.jpg" alt="" width="429" height="304" /></a></p>
<p>dall&#8217;<a href="http://www.osservatorioiraq.it/se-gesù-dovesse-arrivare-questanno-betlemme-sarebbe-chiusa">Osservatorio Iraq</a> ripostiamo questo interessante articolo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una striscia di colonie costruite sulla terra che era a nord di Betlemme minaccia di separare definitivamente la città dalla sua gemella storica, Gerusalemme.</p>
<p><em>di Phoebe Greenwood* – traduzione a cura di Cecilia Dalla Negra</em></p>
<p>“Se Giuseppe e Maria fossero oggi in viaggio verso Betlemme, la storia del Natale sarebbe un po’ diversa”.  A dirlo è padre Ibrahim Shomali, il parroco della città. “La coppia dovrebbe lottare per riuscire ad entrare in città, figuriamoci per trovare una stanza in albergo”.</p>
<p><strong>“Se Gesù dovesse venire qui quest’anno, Betlemme sarebbe chiusa”, ha detto il parroco della parrocchia di Beit Jala. “Sarebbe anche costretto a nascere in un checkpoint o vicino al muro di separazione. Maria e Giuseppe dovrebbero ottenere un permesso israeliano, o fingersi turisti”. </strong></p>
<p>“Questo è davvero il maggior problema per i palestinesi di Betlemme: cosa succederà quando loro (gli israeliani, ndt)  ci chiuderanno completamente?”</p>
<p>Betlemme è il cuore della Palestina cristiana e si riempie di orgoglio, ogni Natale. Piazza Manger si trasforma in una grotta con luci e bancarelle, contornata da un imponente albero di natale. Stringhe di angeli illuminati, stelle e campanelle, festoni per strada. Ma basta percorrere in auto cinque minuti in direzione nord, e l’atmosfera gioiosa e festiva improvvisamente scompare.</p>
<p><strong>Una striscia di insediamenti israeliani (illegali, ndt) lunga 18 km quadrati, costruita su ciò che una volta era il territorio di Betlemme nord, minaccia di separare la città dalla sua gemella storica, Gerusalemme.</strong></p>
<p>Per le autorità israeliane, quelli sono stati quartieri periferici di Gerusalemme sin dal 1967. Uno di questi insediamenti, Har Homa, è costruito sulla terra dove si dice che gli angeli abbiano annunciato la nascita di Cristo ai pastori locali. Uno stretto corridoio di terra tra Har Homa e un’altra colonia, Gilo, ancora collega Betlemme a Gerusalemme, ma la costruzione di Givat Hamatos, un nuovo insediamento la cui costruzione è stata annunciata lo scorso ottobre, lo riempirà nel giro di qualche anno.</p>
<p>L’Unione europea e le Nazioni Unite denunciano abitualmente l’espansione unilaterale di Israele attraverso le colonie, ma in ottobre l’Alto commissario Ue, la baronessa Catherine Ashton, ha avvertito che la costruzione di Givat Hamatos è “di particolare preoccupazione dal momento che spezzerebbe la continuità territoriale tra Gerusalemme e Betlemme”.</p>
<p><strong>Le preoccupazioni europee non stanno però rallentando il progredire di Israele. La scorsa settimana 500 nuove unità abitative sono state approvate per Har Homa, oltre a 348 nella colonia di Betar Illit, al confine occidentale di Betlemme.</strong></p>
<p>All’inizio di questo mese (dicembre, ndt), altre 267 unità abitative sono state multate per la crescita costante degli insediamenti, fino al confine sud della periferia cittadina, dove il ministero della Difesa ha dato ai coloni il permesso di costruire una fattoria sulla terra palestinese. Questo in aggiunta ai 6,782 nuovi appartamenti già programmati per Har Homa, Gilo e Givat Hamatos.</p>
<p>Nel breve periodo, la chiusura non farà grande differenza per la vita quotidiana a Betlemme: il muro di separazione già impedisce ai palestinesi di entrare a Gerusalemme dalle città vicine senza un permesso israeliano.</p>
<p><strong>Ma questo anello di colonie cambierà in modo permanente la geografia del paesaggio biblico: se anche un accordo di pace radesse al suolo il muro di separazione, le due città rimarrebbero comunque divise.</strong></p>
<p>L’attivista israeliano Hargit Ofram, direttore di Peace Now, vede nei piani israeliani un chiaro intento politico.”Questi sforzi sono stati fatti per evitare una possibile soluzione a due Stati, che prevederebbe uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est. Se questa capitale verrà però circondata da colonie e insediamenti, Israele sarebbe costretto in futuro a rimuoverli. Più Israele costruisce, più alto sarà il prezzo che dovrà pagare il futuro Stato palestinese”.</p>
<p>Una coalizione di 20 organizzazioni per i diritti umani, tra cui Oxfam e Amnesty International, ha denunciato che il numero di case palestinesi distrutte in Cisgiordania e a Gerusalemme Est dalle autorità israeliane sono raddoppiate in questi anni.</p>
<p><strong>Secondo i termini degli Accordi di Oslo, il 13% del territorio di Betlemme attualmente ricade all’interno delle aree A e B, controllate dall’Autorità palestinese. Quest’area ospita l’87,6% della popolazione palestinese. Il resto ricade all’interno dell’area C, dove Israele controlla chi costruisce cosa. </strong></p>
<p>La valle di al-Makour è l’ultimo spazio verde di Betlemme, e una delle poche aree rimaste per l’espansione urbana. È nell’area C ed è controllata dal checkpoint di Gilo da un lato, e dalla colonia di Har Homa dall’altro. È previsto che il muro di separazione passi all’interno della valle. Nessun palestinese ha avuto il permesso di costruire qui sin dal 1967.</p>
<p>Nonostante le restrizioni imposte da Israele per le costruzioni, Miranda Nasry Qasasfeh ha speso ogni week end degli ultimi anni per restaurare un magazzino in pietra di proprietà della famiglia di suo marito da 150 anni. Ha costruito un nuovo tetto in lamina di ferro e ha piantato alberi di mandorle e prugne, che erano sul punto di dare i loro primi frutti.  La sua è una delle quattro strutture palestinesi nella valle di al-Makour demolite lo scorso 12 dicembre (dall’esercito israeliano, ndt). La maggior parte degli alberi è stata sradicata.</p>
<p>Il padre di Qasasfeh, un uomo di 75 anni, si è precipitato sul luogo della demolizione, dove ha trovato sua figlia in uno stato di profonda disperazione. Ore dopo è stato colpito da un ictus, e adesso è paralizzato in tutta la parte sinistra del corpo. Visti gli avvenimenti delle settimane scorse, la famiglia Qasasfeh quest’anno ha lasciato perdere le decorazioni natalizie.</p>
<p><strong>“Il comandante israeliano mi ha detto che non avevo niente qui, che questa non è la mia terra. Ma lo è, ed abbiamo bisogno di vivere e di poterci espandere. Quale altra scelta abbiamo? Possiamo forse andare da qualche altra parte?”, si chiede Miranda. </strong></p>
<p>Ma nonostante la distruzione della sua proprietà, Miranda Qasasfeh ha ancora speranza che la situazione politica cambierà in futuro. Ha minacciato di disconoscere suo figlio maggiore, se continuerà a dire di voler lasciare Betlemme per cercare lavoro altrove.</p>
<p>“Continuo a dire ai miei figli, di fissare nelle loro menti, che non c’è nessun posto nel mondo come questo. Non possiamo andarcene. E poi c’è il Natale. Per qualche giorno almeno possiamo dimenticare quello che accade qui, o almeno provarci”.</p>
<p>Il punto di vista di padre Shomali è più cupo: “Quando guardo ai registri della mia chiesa, vedo che molti degli storici nomi dell’area ormai se ne sono andati. In 20 anni, credo che non ci saranno più cristiani a Betlemme”.</p>
<p>Jad Isaac, esperto della demografia di Betlemme e consulente del presidente palestinese Mahmoud Abbas, sostiene che oltre alle restrizioni materiali allo sviluppo, l’economia di Betlemme viene strangolata dalla perdita di terra e dalle restrizioni di movimento imposte ai palestinesi.</p>
<p>Con l’impossibilità di lavorare a Gerusalemme, e soltanto 6 mila permessi di lavoro all’interno di Israele accordati ai palestinesi, il livello di disoccupazione a Betlemme è fisso al 23%, quello di povertà al 18%. Molti hanno piccole opportunità di lavoro in nero per 25 dollari al giorno nei cantieri edili delle colonie. Le previsioni del dr. Isaac sono desolanti.</p>
<p><strong>“La piccola città di Betlemme? Sarà presto un piccolo ghetto circondato in tutte le direzioni da insediamenti israeliani”, sostiene. “Abbiamo già passato il punto in cui Betlemme si sarebbe potuta salvare. Francamente, è per questo che non celebro più il Natale”. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* questo articolo è stato pubblicato da The Guardian.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>24 dicembre 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/29/se-gesu-dovesse-arrivare-questanno-betlemme-sarebbe-chiusa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Natale in Palestina</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/24/natale-in-palestina-2/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/24/natale-in-palestina-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 17:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notiziario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=963</guid>
		<description><![CDATA[Buon Natale e Felice Anno Nuovo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buon Natale e Felice Anno Nuovo</p>
<div id="attachment_966" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/24/natale-in-palestina-2/nataleinpalestina-3/" rel="attachment wp-att-966"><img class="size-medium wp-image-966" title="nataleinpalestina" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/12/nataleinpalestina2-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">Buon Natale</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/24/natale-in-palestina-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Volontari dell&#8217;ISM a Gaza</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/11/volontari-a-gaza/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/11/volontari-a-gaza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 21:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notiziario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=943</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;International Solidarity Movement lancia un appello affinché nuovi attivisti si uniscano al gruppo nella striscia di Gaza assediata. Dopo avere lasciato la striscia nel 2003 in seguito agli omicidi di Rachel Corrie e Tom Hurndall, l&#8217;ISM Gaza è ritornato nel mese di agosto 2008 quando attivisti ISM ed altri volontari hanno compiuto lo storico viaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/11/volontari-a-gaza/salviamo-i-bambini-palestinesi-2/" rel="attachment wp-att-948"><img class="alignleft size-medium wp-image-948" title="salviamo i bambini palestinesi" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/12/salviamo-i-bambini-palestinesi-198x300.jpg" alt="salviamo i bambini palestinesi" width="198" height="300" /></a>L&#8217;International Solidarity Movement lancia un appello affinché nuovi attivisti si uniscano al gruppo nella striscia di Gaza assediata.<br />
Dopo avere lasciato la striscia nel 2003 in seguito agli omicidi di Rachel Corrie e Tom Hurndall, l&#8217;ISM Gaza è ritornato nel mese di agosto 2008 quando attivisti ISM ed altri volontari hanno compiuto lo storico viaggio per rompere l&#8217;assedio di Gaza a bordo della prima free-gaza boat. Da allora e per oltre 3 anni di assedio, l&#8217;ISM ha mantenuto una presenza costante a Gaza.<br />
Gli attivisti ISM hanno rifiutato di andarsene quando Israele ha iniziato a bombardare Gaza nel dicembre 2008. Durante i 23 giorni di devastanti attacchi, essi hanno accompagnato le ambulanze e fornito essenziali testimonianze.<br />
La vita quotidiana a Gaza è un&#8217;atroce lotta. In palese violazione del diritto internazionale, Israele impone il limite di tre miglia marine ai pescatori. La “buffer zone”, unilateralmente imposta da Israele, divora oltre un terzo delle aree agricole della striscia, quelle che si trovano lungo il confine. Regolarmente viene sparato ai contadini e talvolta vengono uccisi con la sola colpa di coltivare la propria terra all&#8217;interno dei confini di Gaza.<br />
Gli attivisti di ISM Gaza accompagnano contadini e manifestanti nella buffer zone, tanto quanto i pescatori, costantemente molestati dalla marina militare israeliana. All&#8217;indirizzo http://www.palsolidarity.org/main/category/gaza/ puoi trovare video, foto e leggere i report di ISM-Gaza.<br />
Coloro che vogliono fare parte del gruppo ISM-Gaza dovranno frequentare un training nel paese d&#8217;origine, e devono comunicare con i volontari presenti a Gaza prima del loro arrivo. Entrare a Gaza è un processo lungo che può richiedere del tempo da trascorrere in Egitto. Tutti i volontari dell&#8217;ISM-Gaza devono accettare e rispettare i principi ISM delineati sul sito www.palsolidarity.org .<br />
Inoltre si raccomanda:<br />
Una precedente esperienza di attivismo con l&#8217;ISM nella Cisgiordania (in alternativa è necessario avere esperienza di azioni dirette nonviolente, preferibilmente in altre parti del medio oriente.)<br />
Comprensione della storia della Palestina, ed una certa conoscenza dell&#8217;attuale situazione politica<br />
Una conoscenza di base dell&#8217;arabo è fortemente consigliata, altrimenti è necessario l&#8217;inglese.<br />
Sensibilità alla cultura locale<br />
Possibilità di rimanere a Gaza per lunghi periodi di tempo (più di un mese)<br />
Elevato grado di autonomia ed autosufficienza<br />
Capacità di affrontare situazioni di stress prolungato<br />
Aver sperimentato il metodo del consenso per prendere decisioni<br />
Per ultieriori informazioni, inerenti al corso di formazione o altro, perfavore scrivete a gazaism@gmail.com (in inglese)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/11/volontari-a-gaza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GAZA: SALE A TRE BILANCIO MORTI RAID AEREI ISRAELE</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/09/gaza-sale-a-tre-bilancio-morti-raid-aerei-israele/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/09/gaza-sale-a-tre-bilancio-morti-raid-aerei-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 08:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notiziario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=951</guid>
		<description><![CDATA[La scorsa notte un missile ha ucciso un anziano e ferito sette bambini. Qualche ora prima una «esecuzione mirata» aveva ucciso due palestinesi Sette razzi lanciati da Gaza verso il Neghev. Tensione forte anche a Gerusalemme. MICHELE GIORGIO Gaza, 09 dicembre 2011, Nena News – Si aggrava a Gaza il bilancio dell’escalation seguita ad una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa notte un missile ha ucciso un anziano e ferito sette bambini. Qualche ora prima una «esecuzione mirata» aveva ucciso due palestinesi Sette razzi lanciati da Gaza verso il Neghev. Tensione forte anche a Gerusalemme.</p>
<p>MICHELE GIORGIO</p>
<p><a href="http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/09/gaza-sale-a-tre-bilancio-morti-raid-aerei-israele/raid-on-gaza-300x195-2/" rel="attachment wp-att-955"><img class="alignleft size-full wp-image-955" title="raid-on-gaza-300x195" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/12/raid-on-gaza-300x1951.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>Gaza, 09 dicembre 2011, Nena News – Si aggrava a Gaza il bilancio dell’escalation seguita ad una cosoddetta “esecuzione mirata” di due palestinesi compiuta ieri dall’aviazione israeliana. In uno dei tre nuovi raid aerei lanciati durante la notte, un missile ha colpito la casa di una famiglia palestinese, vicina a un centro di addestramento delle forze di sicurezza di Hamas, uccidendo un anziano e ferendo sette bambini, alcuni dei quali gravemente. L’esercito israeliano ha confermato due degli gli attacchi aerei, spiegando che sono stati effettuati in risposta al lancio da Gaza di sette razzi verso il Neghev, dove sono caduti senza provocare danni o vittime. Ieri pomeriggio Israele aveva colpito, probabilmente con un drone, un’automobile a Gaza city con a bordo due palestinesi, Issam e Subhi al Batsh, zio e nipote, appartenenti alle “Brigate Ayman Joda”, L’esplosione aveva causato anche il ferimento di quattro passanti palestinesi, tra i quali un ragazzo. Israele ha giustificato quell’attacco con «l’urgenza» di annientare una «cellula armata» che pianificava attacchi nel suo territorio. Issam al Batsh, sempre secondo il portavoce militare, in passato aveva organizzato altri attentati.  Ma una escalation ben peggiore è nell’aria. Israele da mesi segnala di essere pronto a lanciare un’operazione militare ad ampio raggio. Tra venti giorni peraltro cade il terzo anniversario dell’inizio dell’offensiva israeliana «Piombo fuso» costata la vita a 1.400 palestinesi di Gaza, tra i quali centinaia di civili.</p>
<p>Da tempo non si registrava in pieno centro a Gaza city un «omicidio mirato», ossia l’esecuzione extragiudiziale di miliziani palestinesi. Un attacco che spesso coinvolge persone innocenti. Le esplosioni certo non fanno differenza tra uomini armati e civili e, specie negli anni passati, quando questo tipo di uccisioni erano frequenti, non pochi passanti palestinesi (tra i quali donne e bambini), sono stati uccisi dai missili sganciati dall’aviazione israeliana contro «obiettivi mirati». Molti altri sono rimasti feriti. Ieri, ad esempio, la deflagrazione ha danneggiato tre autobus dai quali poco prima erano scesi gruppi di studenti. Il governo di Hamas, attraverso il suo portavoce Taher Nunu, ha chiesto l’intervento delle Nazioni Unite e dell’Egitto per «bloccare le aggressioni israeliane». Da parte sua Israele sostiene di aver annientato una «cellula terroristica che pianificava attacchi nel suo territorio». Uno dei due uccisi, Issam Batsh, 45 anni, era accusato dall’esercito israeliano di aver organizzato  l’attentato kamikaze di Eilat nel gennaio del 2007 in cui morirono tre persone. Batch, sempre secondo il portavoce militare, aveva preso parte anche alla pianificazione degli attacchi dello scorso agosto lungo il confine con l’Egitto, nei quali sono rimasti uccisi nove israeliani, alcuni dei quali civili.</p>
<p>L’accaduto potrebbe innescare una escaltion dopo la calma relativa delle ultime settimane, mentre la tensione sale anche a Gerusalemme Est. Il Comune (israeliano) ha annunciato che, nonostante le proteste delle autorità islamiche, farà smantellare la passerella di legno che dall’area del Muro del Pianto porta alla Spianata delle moschee di Al-Aqsa e della Roccia. Esponenti islamici hanno respinto le motivazioni fornite sino ad oggi dalle autorità comunali e denunciato un presunto tentativo di danneggiare l’area delle moschee. I lavori dovrebbero cominciare nel giro di qualche giorno e si temono incidenti in una zona da sempre ad alta tensione, teatro negli anni passati di violenze e spargimenti di sangue. Nel settembre 2000 furono proprio i morti sulla Spianata delle Moschee, dopo una provocatoria «passeggiata» nel sito islamico fatta dall’ex premier israeliano Ariel Sharon, ad innescare la Seconda Intifada palestinese. Incombe peraltro una ulteriore espansione della colonizzazione israeliana a Gerusalemme Est. Sempre il Comune ieri ha dato il via all’espansione della colonia ebraica di Maaleh David, costruita negli anni Novanta nel quartiere palestinese di Ras el-Amud, ai piedi del Monte degli Ulivi, nel cuore della zona araba di Gerusalemme araba occupata da Israele nel 1967. Vi si insedieranno altre 17 famiglie di coloni. Nena News</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/12/09/gaza-sale-a-tre-bilancio-morti-raid-aerei-israele/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>29 NOVEMBRE 2011 Giornata ONU per i diritti del popolo palestinese a San Giovanni Lupatoto</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/17/29-novembre-2011-giornata-onu-per-i-diritti-del-popolo-palestinese-a-san-giovanni-lupatoto/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/17/29-novembre-2011-giornata-onu-per-i-diritti-del-popolo-palestinese-a-san-giovanni-lupatoto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 22:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notiziario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=907</guid>
		<description><![CDATA[ASSETATI DI GIUSTIZIA 29 NOVEMBRE 2011 Giornata internazionale ONU per i diritti del popolo palestinese &#8230;Un appuntamento di sensibilizzazione sulla drammatica situazione che sta distruggendo il popolo palestinese, in questi giorni riconosciuto membro dell’UNESCO. Associazione ARCOBALUPO-COOPERATIVA EL CEIBO MARTEDÌ 29 NOVEMBRE, ORE 20,30 presso il RUSTICO DEL CENTRO CULTURALE Piazza Umberto I &#8211; San Giovanni Lupatoto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/11/Giornata_internazionale_ONU_per_i_diritti_del_popolo_palestinese.jpg" rel="lightbox[907]"><img class="alignleft size-medium wp-image-914" title="Giornata_internazionale_ONU_per_i_diritti_del_popolo_palestinese" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/11/Giornata_internazionale_ONU_per_i_diritti_del_popolo_palestinese-211x300.jpg" alt="Giornata ONU 29 novembre 2011" width="152" height="216" /></a></strong></p>
<p><strong>ASSETATI DI GIUSTIZIA</strong></p>
<p><strong>29 NOVEMBRE 2011</strong></p>
<p><strong>Giornata internazionale ONU per i diritti del popolo palestinese</strong></p>
<p>&#8230;Un appuntamento di sensibilizzazione sulla drammatica situazione che sta distruggendo il popolo palestinese, in questi giorni riconosciuto membro dell’UNESCO.</p>
<p>Associazione ARCOBALUPO-COOPERATIVA EL CEIBO</p>
<p>MARTEDÌ 29 NOVEMBRE, ORE 20,30 presso il RUSTICO DEL CENTRO CULTURALE Piazza Umberto I &#8211; San Giovanni Lupatoto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>INCONTRO PUBBLICO:</p>
<ul>
<li>Campagna ponti e non muri: Sergio Paronetto, Vice-Presidente nazionale di Pax Christi</li>
<li>Piazza Pulita, memoria di un popolo oppresso che si ostina a resistere: reportage dalla Palestina di Nandino Capovilla e Piero Fontana</li>
<li>Testimonianza: Giuditta Brattini Associazione Gazzella Onlus che si occupa di adozione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra e di bambini portatori di handicap.</li>
</ul>
<p>Aggiornamenti: www.paxchristi.it – www.gazzella-onlus. com</p>
<p>Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.</p>
<p>Dichiarazione Universale dei Diritti umani (art.1)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/17/29-novembre-2011-giornata-onu-per-i-diritti-del-popolo-palestinese-a-san-giovanni-lupatoto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presentazione del libro di Ziayd Clot, Non ci sarà uno Stato palestinese, Roma /  7 novembre 2011 ore 21</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/02/presentazione-del-libro-di-ziayd-clot-non-ci-sara-uno-stato-palestinese-roma-novembre-2011-ore-21/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/02/presentazione-del-libro-di-ziayd-clot-non-ci-sara-uno-stato-palestinese-roma-novembre-2011-ore-21/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 10:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Saggio]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Ziyad Clot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=896</guid>
		<description><![CDATA[Roma, lunedì 7 novembre 2011 alle ore 21.00 Sala Associazione Esquilino Domani in via Galilei 53 Assemblea pubblica Presentazione del saggio di Ziyad Clot Non ci sarà uno Stato palestinese introduzione di Alfredo Tradardi interventi di Enzo Brandi Wasim Dahmash]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/11/Roma-7-novembre-2011-presentazione-Non-ci-sar%C3%A0-uno-Stato-palestinese-di-Ziyad-Clot.jpg" rel="lightbox[896]"><img class="alignleft size-medium wp-image-897" title="Roma, 7 novembre 2011 presentazione Non ci sarà uno Stato palestinese di Ziyad Clot" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/11/Roma-7-novembre-2011-presentazione-Non-ci-sar%C3%A0-uno-Stato-palestinese-di-Ziyad-Clot-236x300.jpg" alt="" width="236" height="300" /></a></p>
<p>Roma, lunedì 7 novembre 2011 alle ore 21.00</p>
<p>Sala Associazione Esquilino Domani<br />
in via Galilei 53</p>
<p>Assemblea pubblica<br />
Presentazione del saggio di <strong>Ziyad Clot</strong></p>
<p><strong><em>Non ci sarà uno Stato palestinese</em></strong></p>
<p>introduzione di<br />
Alfredo Tradardi</p>
<p>interventi di<br />
Enzo Brandi<br />
Wasim Dahmash</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/02/presentazione-del-libro-di-ziayd-clot-non-ci-sara-uno-stato-palestinese-roma-novembre-2011-ore-21/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le ragioni dello sciopero dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, Cagliari 3 novembre 2011</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/02/le-ragioni-dello-sciopero-dei-prigionieri-palestinesi-nelle-carceri-israeliane/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/02/le-ragioni-dello-sciopero-dei-prigionieri-palestinesi-nelle-carceri-israeliane/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 10:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Notiziario]]></category>
		<category><![CDATA[Carceri Israeliane]]></category>
		<category><![CDATA[Detenuti Palestinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Fame]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=885</guid>
		<description><![CDATA[&#160; SCIOPERO DELLA FAME NELLE CARCERI ISRAELIANE INCONTRO E DIBATTITO SU le ragioni che hanno provocato lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane GIOVEDI 3 NOVEMBRE 2011, ore 17 Facoltà di Scienze Politiche, Aula Magna Viale S. Ignazio 78, Cagliari Intervengono: FAWZI ISMAIL (Associazione amicizia Sardegna Palestina) IRENE MELIS (Amnesty International, Cagliari) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/11/LOCANDINAgioved%C3%AC-3-novembre-20112.jpg" rel="lightbox[885]"><img class="alignleft size-medium wp-image-891" title="LOCANDINAgiovedì-3 novembre 2011(2)" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/11/LOCANDINAgioved%C3%AC-3-novembre-20112-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>SCIOPERO DELLA FAME NELLE CARCERI ISRAELIANE</p>
<p>INCONTRO E DIBATTITO SU</p>
<p>le ragioni che hanno provocato lo sciopero della fame dei detenuti<br />
palestinesi nelle carceri israeliane</p>
<p>GIOVEDI 3 NOVEMBRE 2011, ore 17<br />
Facoltà di Scienze Politiche, Aula Magna<br />
Viale S. Ignazio 78, Cagliari</p>
<p>Intervengono:</p>
<p>FAWZI ISMAIL (Associazione amicizia Sardegna Palestina)</p>
<p>IRENE MELIS (Amnesty International, Cagliari)</p>
<p>WASIM DAHMASH (Lingua e letteratura araba)</p>
<p>Introduce e coordina Nicola MELIS (Storia e istituzioni del Vicino<br />
Oriente)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/11/02/le-ragioni-dello-sciopero-dei-prigionieri-palestinesi-nelle-carceri-israeliane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sottoscrizioni per Gazzella</title>
		<link>http://www.gazzella-onlus.com/2011/10/31/sottoscrizioni-per-gazzella/</link>
		<comments>http://www.gazzella-onlus.com/2011/10/31/sottoscrizioni-per-gazzella/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 09:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gazzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Top]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gazzella-onlus.com/?p=879</guid>
		<description><![CDATA[“Per Gazzella” è l’iniziativa lanciata per aiutare le bambine e i bambini palestinesi feriti. L’appello a inviare 57 euro al mese per i prossimi sei mesi ad un bambino o una bambina feriti è stato sottoscritto da noti “amici dei bambini”, quali gli scrittori Marcello Argilli e Bianca Pitzorno, la professoressa Anna Oliverio Ferraris,, titolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/10/Genin22.jpg" rel="lightbox[879]"><img class="alignnone size-full wp-image-883" title="Genin22" src="http://www.gazzella-onlus.com/site/wp-content/uploads/2011/10/Genin22.jpg" alt="" width="597" height="386" /></a><br />
“Per Gazzella” è l’iniziativa lanciata per aiutare le bambine e i bambini palestinesi feriti. L’appello a inviare 57 euro al mese per i prossimi sei mesi ad un bambino o una bambina feriti è stato sottoscritto da noti “amici dei bambini”, quali gli scrittori Marcello Argilli e Bianca Pitzorno, la professoressa Anna Oliverio Ferraris,, titolare della cattedra di psicologia dell’età evolutiva alla Sapienza, il prof Adriano Ossicini, presidente della Commissione istruzione del Senato, Maria Teresa Rodari, Alba Sasso e Bruno Forte, per il centro degli insegnanti democratici e Bruno Forte per l’associazione dei maestri cattolici. Melita Cavallo, del direttivo dell’Associazione magistrati per i minori.</p>
<p>“Per Gazzella” si richiama al nome appunto Gazzella, di una bambina quattordicenne di Hebron ferita gravemente alla testa da un soldato israeliano mentre tornava a casa da scuola.</p>
<p>Le offerte possono inviarsi al conto corrente bancario numero 105279 intestato a “Gazzella Onlus” presso la BANCA ETICA di Roma.</p>
<p>IBAN IT 43 D 05018 03200 0000 0010 5279</p>
<p>Per ulteriori informazioni:</p>
<p>info@gazzella-onlus.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gazzella-onlus.com/2011/10/31/sottoscrizioni-per-gazzella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

