Lettera di Gazzella sulla situazione a Gaza

Pubblicato il 3 luglio 2007 da Gazzella
 

Gazzella e l’attuale situazione palestinese

Cari amici di Gazzella,

come ben sapete la nostra associazione – nata nel 2001 dopo lo scoppio della seconda Intifada per portare sostegno ai bambini feriti e alle loro famiglie – opera da allora in stretta collaborazione con il Palestinian Medical Relief Society (Comitati di soccorso medico palestinese). Tale organismo, come più volte sottolineato, è una organizzazione non governativa di matrice laica (il fondatore e presidente è il dott. Mustafa Barghouti, medico stimato a livello internazionale e amico della nostra presidente, ora scomparsa, la dott.ssa Marina Rossanda) che si occupa di assistenza medica e di riabilitazione motoria, con sedi sia a Gerusalemme che a Gaza. La storia travagliata della Palestina non ha modificato la natura di questa organizzazione che si riconosce pienamente nelle istanze della società civile palestinese e che continua ad operare ad esclusivo beneficio di chi necessita di cure mediche e riabilitative.

Tutti noi che abbiamo a cuore le sorti di questa terra martoriata abbiamo avuto modo di seguire ciò che è accaduto nelle ultime settimane e che è stato dai mass-media inopinatamente definito “guerra civile”.  Al di là di ogni personale considerazione, quel che è certo è che, nella Striscia di Gaza come negli altri territori occupati, in questi ultimi anni si era venuta a consolidare una dirigenza politica spesso corrotta che poco pensava ai bisogni di una popolazione sotto occupazione militare da ben quarant’anni, ma al contrario era ben più attenta al proprio arricchimento individuale. Con le elezioni del gennaio 2006 la gente di Gaza ha cercato, con un voto essenzialmente di protesta, di ribaltare questa situazione. Le conseguenze di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti: blocco dei dazi doganali, degli aiuti economici, isolamento internazionale, parlamentari regolarmente eletti arrestati in massa. Quasi un milione e cinquecentomila individui rinchiusi in una prigione di poco più di quattrocento chilometri quadrati.

Infine il tentativo di Fatah di recuperare in ogni modo il potere perduto che ha portato ai cosiddetti ‘scontri interpalestinesi’ e, come sempre, (come ci ha fatto notare un nostro ‘vecchio’ sostenitore) quando la parola passa alle armi i torti sono da entrambe le parti.

Nei giorni scorsi abbiamo avuto notizie dalla Cisgiordania (formalmente sotto ‘il controllo’ di Abu Mazen): tutto il territorio è chiuso, la città di Nablus è sotto coprifuoco. Il sindaco di Nablus, che i nostri volontari Giuditta e Ugo hanno avuto modo di conoscere durante l’ultimo viaggio dello scorso aprile, (Nablus è gemellata con la provincia di Firenze che sovvenziona un progetto del Medical Relief nel distretto sanitario di Sabastia, vicino Nablus) è stato arrestato, prelevato nella notte dalla sua abitazione e trasferito non si sa dove. Per i medici è diventato impossibile raggiungere il distretto, finanziato dalle municipalità italiane, e i villaggi circostanti sono completamente isolati.

Abbiamo avuto modo di parlare anche con il dott. Abdalhadi Abu Khusa, responsabile del Medical Relief di Gaza. Ci ha detto che la situazione interna è ‘tranquilla’, ma che naturalmente continuano le incursioni militari israeliane, con il solito corollario di morti e feriti. La popolazione necessita di tutto, l’erogazione di energia elettrica è saltuaria. Negli ospedali iniziano a scarseggiare i presidi medici di pronto soccorso. Mancano i generi di prima necessità perché Karni, il posto di blocco commerciale, è chiuso. Ogni cosa viene acquistata al ‘mercato nero’, ovviamente controllato dagli israeliani che all’oppressione uniscono il lucro. A breve ci sarà una vera e propria emergenza umanitaria.

Premesso tutto ciò, con queste poche righe vogliamo ribadire a tutti i nostri amici e sottoscrittori che la nostra associazione ha sempre operato – e con il vostro sostegno continuerà a farlo – nell’interesse dei bambini feriti e delle loro famiglie, con  lo scopo primario di portar loro il sostegno e la solidarietà dei tanti che in Italia condividono le loro sofferenze. Anche in questo momento della storia della Palestina, pensiamo che Gazzella debba operare super-partes, ovvero adoperarsi al meglio per sopperire ai bisogni della popolazione civile che è la prima a pagare per colpe non sue.

Ci siamo chiesti che cosa potevamo fare per cercare di alleviare le sofferenze delle famiglie da noi assistite.

A giugno abbiamo mandato via banca la somma di 35.000 euro al Medical Relief di Gaza che sta provvedendo alla consegna alle famiglie dei bambini inclusi nel nostro progetto.

Ci è stato detto che nella Striscia di Gaza c’è bisogno di cibo; il Medical Relief di Gaza con la sua struttura potrebbe occuparsi della distribuzione di razioni alimentari alle famiglie…. Ci è stato chiesto di contribuire a  sovvenzionare questo progetto e pensiamo di aderire a tale richiesta interpretando il sentimento di tutti gli amici di Gazzella.

E ancora: ricordate Issa, Imad e Ibrahim, i tre adolescenti che mentre raccoglievano fragole in un campo di Bayt Lahiya hanno perso entrambe le gambe a causa di un cannoneggiamento dell’esercito israeliano?  La nostra associazione aveva già contribuito con l’acquisto di tre carrozzine e la costruzione di un servizio igienico adatto alle loro necessità. Ora i medici sostengono che i ragazzi hanno bisogno di costanti cure fisioterapiche affinché non si ‘appesantiscano’ troppo considerato che non è tecnicamente possibile applicare loro delle protesi. Sarebbe possibile, con un finanziamento annuale di Gazzella, sostenere il Centro di riabilitazione del Medical Relief che si trova nel campo profughi di Jabaliya. Tale centro potrebbe aiutare anche altri bambini che non sono più in grado di camminare a causa delle ferite causate dalle armi batteriologiche usate dagli israeliani durante i bombardamenti dello scorso anno.  Il centro di riabilitazione ha bisogno di 25.000 euro annui per coprire le spese del personale, del trasporto dei disabili e del funzionamento della struttura. Pensiamo di poter contribuire a coprire almeno una parte delle spese.

Ecco cari amici, oltre al sostegno ai bambini feriti attraverso le ‘adozioni’, quali sono i progetti di Gazzella di cui volevamo rendervi partecipi, sicuri di condividere un comune ‘sentire’ e nella tenace speranza che si avveri ciò che scrivemmo quando abbiamo creato la nostra associazione:

“Vogliamo aiutare le bambine e i bambini palestinesi perché possano crescere sereni e liberi, nella loro terra, senza guerra, senza violenza.”

I volontari di Gazzella-onlus:  Alessandro, Antonella, Carla, Francesca, Giovanna, Giuditta, Janet, Maria Grazia, Massimo, Rossana, Sancia, Ugo

Roma, 3 luglio 2007

Lascia un commento