Messaggi di Palestina libera

 

08.09.2004

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UNO.

Report da Nablus

DUE. Cani contro i palestinesi
TRE. Numeri sulla Palestina
QUATTRO. Oggi a Roma: PALESTINA LIBERA!
CINQUE. Report tradotto
SEI. Un’ANSA di mezza estate
SETTE. Graffiti ad Hebron
OTTO. Moore sui rapporti Israele – USA?

>>>  Oggi a Roma SIT-IN IN P.ZZA VITTORIO ( angolo via Buonarroti)

Presso la sede di "UN PONTE PER..."  per individuare le azioni utili alla liberazione degli operatori di pace: SIMONA PARI, SIMONA TORRETTA, RA'AD ALI ABDUL AZIZ , MAHNAZ BASSAM. Alle 19.30 presidio a Palazzo Chigi <<<

UNO

Report da Nablus

Care amiche e cari amici, in queste ore tristi per la sorte di due come noi, due donne volontarie e pacifiste rapite in Iraq, in queste giornate in cui assistiamo all'abbattimento di alcuni tabù che credevamo di aver edificato nel corso della storia più recente e delle sue tragedie (il massacro dei bambini, l'uccisione dei civili inermi,..) ci si sente ancor più inadeguati e impotenti.

Vi allego un piccolo contributo dall'ultimo viaggio in Palestina, appena concluso, perchè contiene elementi distruttivi e semi di speranza.

Pur nella tragedia quasi rimossa di quele terre e quelle genti sono nitide le immagini che parlano della forza della vita.

Mi aggrappo a quelle immagini per far fronte al dolore ed allo sgomento di queste ore

 

Il report è relativo ad una giornata a Nablus, città assediata nel cuore della Cisgiordania.

Lì ho incontrato tante giovani donne come Simona e Simona, miti, intelligenti, coraggiose, dedicate.

Donne che hanno paura della violenza, ma hanno ancora più paura dell'indifferenza.

Con loro ho avuto la for tuna di condividere momenti difficili.

In poche ore si diventa sorelle, ci si preoccupa l'una dell'altra, ci si interroga, si agisce,

Per questo il rapimento di Simona e Simona mi fa sentire tanto coinvolta e preoccupata.

Se lo ritenete fate girare queste righe agli amici comuni e a chi vorrete.

dare voce a chi non ce l'ha è uno dei nostri possibili contributi alla pace.

Altri diari li potrete trovare sul blog di Assopace  www.assopace.org

presidio di nablus

 

barbara

 

26 agosto

Sembra impossibile essere qui a scrivere tranquillamnete stamattina, a poche ore dalla delirante esperienza che abbiamo vissuto. Si alternano senza nessuna prevedibilita' momenti sereni e di speranza a ore di panico e violenza. Ieri la giornata era partita bene, con l'uscita dell'esercito dalla maggior parte della citta' e la ripresa di alcune tra le normali attivita'. le strade affollate, le bancarelle del mercato esposte, centinaia di persone per strada, facevano sperare in una tregua significativa. Alcuni volontari del nostro gruppo sono andati nella citta' vecchia per verificare la situazione delle famiglie con la casa occupata dai soldati, perche' questa pratica continua anche nei momenti di relativa calma. Io decido di recarmi da sola alla tenda allestita in sostegno allo sciopero della fame dei prigionieri e dei loro parenti. C'e' un clima leggero per la strada. Alla tenda trovo donne vestite di nero che espongono i ritratti dei loro

parenti: figli e mariti arrestati, la maggior parte pare giovanissima. Non ho il tempo di soffermarmi su nulla: un improvviso fragore, fatto di clacson ed urla travolge chiunque. I soldati, le jeep. Arrivano in velocita' tra la folla fittissima, sparando all'impazzata. Sono due, sufficienti in questo contesto a mettere in pericolo centinaia di

persone: anziani col bastone, donne con bambini piccoli, qualcuno coi pacchi della spesa,..

 

Tutti corrono mentre i colpi continuano, qualcuno cade travolto dalla ressa, le donne della tenda cercano di portare in salvo i preziosi ritratti con cornice dei loro cari, i negozi chiudono. Mi riparo vicino ad un negozio, poi vedo una donna incinta in mezzo alla piazza e corro a portarla al riparo. In quel momento parte la sassaiola: impressionante, fitta.. efficacie. Le due jeep vengono respinte ai lati della piazza, decine di ragazzini lanciano di tutto, alcuni mi raggiungono e sorridendo dicono il solito "ello', uozziurneim?" in uso se si incontra un internazionale. Mi rendo conto a posteriori che cerco di interessarli a me per evitare che si espongano, che si lancino coi sassi piu' grandi di loro verso le jeep che esplodono colpi ripetutamente. Temo per questi bambini abituati a tutto questo, vorrei che si riparassero e basta. Osservo che alcuni adulti li appoggiano, altri li sgridano ed allontanano. Qualcuno fa come se nulla stesse succedendo, ma appena arriva il secco suono dello sparo, tutti si buttano contro i muri o negli anfratti.

(continua)

Spari e sassi, sassi e spari: la situazione si stabilizza in questo modo,fino a quando da un tetto cade un sasso grandissimo che centra una delle jeep. parte un applauso fragoroso, pacche sulle spalle, sguardi compiaciuti che cercano anche in me complicita'. non posso non sorridere, anche se so che questa labile soddisfazione sara' a breve sgretolata dalla riposta israeliana. Infatti ripartono i colpi, ricominciano le fughe a caccia di un  qualsiasi riparo, che non sempre si trova. Arrivano le ragazze che da un mese vivono a Nablus e da loro apprendo che c'e' stato qualche sparo da parte palestinese. Rimandando ad altre sedi e situazioni i commenti di tipo politico, non possiamo non p3nsare alle conseguenze che tutto cio' provochera'. Decidiamo di andare alla clinica in centro per metterci a disposizione dei volontari del Medical R.. E' pericoloso avventurarsi nella casbah, ma il passaparola palestinese ci guida nei vicoli piu' sicuri e giungiamo a destinazione. Gli spari sono ripetuti e vicini, ci consigliano di aspettare che la situazione si calmi. Gia', ma quando? Dopo circa un'ora ci raggiunge W., un amici volontario il cui fratello e' stato ferito la mattina ed ora e' a casa, per fortuna non in condizioni gravi. passiamo a trovarlo e poi di nuovo nella citta' vecchia per essere a fianco degli abitanti sotto pressione da ore. Si susseguono esplosioni e spari molto vicini. Passiamo in una piazzetta e da una finestra vengono esplosi dei colpi vicino a noi: 5 donne e un volontario in divisa. Sento la paura e l'imprevedibilita' della situazione, sento che siamo molto esposti e accelero, mentre W. urla in ebraico ai soldati di non sparare. I vicoli e gli anfratti sono la fortuna e la maledizione della citta'

vecchia: in quel labirinto riesci a trovare il modo di ripararti, ma puoi anche sbagliare angolo e capitare all'improvviso davanti a un cecchino. Inoltre i soldati stanno perfezionando l'orribile tecnica di passare casa per casa facendo esplodere i muri intermedi, per non strare allo scoperto. E' cio' che avviene in queste ore a nei giorni scorsi.

 

I botti sono ripetuti, ci tappiamo le orecchie, alcuni bambini piangono ad ogni scoppio, altri si eccitano e gli adulti li riparano contro i muri. Sono segregati in casa da settimane e convivono con la violenza delle armi e degli esplosivi, con lo spettro dell'occupazione della propria casa o dell'arresto indiscriminato, con la possibilita' del proiettile vagante o deliberatamente sparato. Sono di questi giorni infatti i casi dell'uomo ucciso mentre si affacciava alla finestra di casa sua, o della bimba ferita al volto nel bagno. Nel nostro angolo piu' o meno riparato convergono volontari, uomini e bambini. Qualcuno porta il caffe', ci si rilassa un attimo. Ci pensano gli Apaches dall'alto a ricordarci che non va bene e che l'esercito non intende mollare la presa. Si sentono raffiche di mitraglia dagli elicotteri, ma qualcuno sostiene che sono rumori registrati per terrorizzare, non vedendosi tracce di fumo. In effetti l'effetto spavento funziona, alcune persone abbandonano spontaneamente le proprie case. Accompagniamo fuori donne e bambini, anziani e uomini che devono per forza attraversare la piazza col cecchino per andarsene. Mentre cammino al fianco di queste persone sento di essere in pericolo e di dipendere dagli umori di qualcuno appostato dietro alla finestra, ma come tutte le altre ragazze e i volontari mi metto spontaneamente dalla parte piu' esposta. A volte arrivano gli spari vicino a noi, altre volte in aria,  a volte ancora passiamo senza problemi. A discrezione... Passano le ore, siamo stanchi e coi nervi a fior di pelle per i botti, ma

 

nel vicolo si e' creato un piccolo mondo, fatto di caffe', scambi linguistici italiano arabo, giochi col palloncino, sguardi complici tra donne, chiacchiere sulla tv italiana con gli uomini. Ogni tanto ci compattiamo perche' qualcuno deve passare e ci si alterna per scortarlo. Arriva la sera, i colori della citta'- presepio  di Nablus virano al rosa, come e' rosa il palloncino su cui un bambino di 10 anni ci chiede di scrivere il nostro nome. E' sempre difficile andare da via da queste case, dove sappiamo che nei prossimi giorni, purtroppo, questa situazione si ripetera'. Salutiamo tutti, ci ringraziano, gran pacche sulle spalle coi ragazzi e tanti Ciao. Un braccio ingessato si agita piu' degli altri: e' di M.,13 anni, che e' stato ferito qualche giorno fa dai cosiddetti proiettili di gomma e che ha passato almeno mezz'ora nel disperato e caparbio tentativo di insegnarmi a contare in arabo. Penso a come si puo' crescere in questa situazione, guardo ancora una volta questi bambini e ragazzi, poi mi soffermo su I., volontario giovanissimo del M.R., che in questi giorni ci sta dimostrando una maturita' ed un senso di responsabilita' nella situazioni di crisi assolutamente encomiabile. Sembra che si formino nel dramma ragazzi  eccezionali, coraggiosi e forti, ma a cui qualcuno ha rubato la giovinezza: prima ancora e' successo ai loro genitori e ai nonni. Da parte di altri si notano scompensi e segni di squilibrio, vien da chiedersi quale futuro li aspetta e come sara' possibile riparare a tutti questi traumi. Ce ne andiamo pensando a cosa accadra' stanotte nella citta' vecchia e nei campi profughi. L'aria e' fresca e i colori della sera incantevoli. Potrebbe essere una sera meravigliosa. Domani e' venerdi', potrebbe essere giorno di festa

 

BiDiTi

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DUE.

Cani contro i palestinesi

 

I coloni di un insediamento israeliano nel nord della Cisgiordania stanno progettando l'impiego di cani contro i Palestinesi. La milizia della "brigata ebrea", formata dai coloni di estrema destra dell'insediamento di Tapuah, effettuerà le ricerche sulle strade ed ai checkpoints? Oltre alle automobili, i coloni progettano di controllare anche le ambulanze ed i veicoli dell'Onu. La brigata ebrea ha diffuso sul web gli appelli in cui richiede volontari e fondi. I cani potrebbero essere usati "per uccidere i sospetti militanti palestinesi potenziali" ha affermato la brigata ebrea. I coloni di Tapuah sono estremisti e quelli maggiormente a favore della linea dura tra tutti i gruppi israeliani che vivono in Cisgiordania. Molti sono sostenitori del movimento Kach che è a favore dell'espulsione dei Palestinesi dalla Cisgiordania e da Israele.

 

http://www.teshreen.com/syriatimes/_first.asp?FileName=20040906045414

CaLmBiG

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TRE.

Numeri sulla Palestina

 

1) due milioni di palestinesi vivono con meno di 2 $ al giorno!

2) nel 2003 il 42% delle famiglie è in miseria e vive di aiuti umanitari

3) dal 10/2000 al 3/2004 sono stati assassinati, dall'esercito più morale del mondo, 3049 palestinesi. 512 di questi erano bambini

4) nello stesso periodo sono stati uccisi o feriti 946 israeliani

5) 8000 sono i palestinesi incarcerati. Centinaia di loro subiscono maltrattamenti e torture

6) http://www.ipc.gov.ps/france/Nouvelles/2004/Juillet/152.html

 

 

La  CESAO : Les conditions de vie des Palestiniens se détériorent dans les terroirs occupés à cause de l’occupation israélienne

 

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QUATTRO.

Oggi a Roma: PALESTINA LIBERA!

 

Festa Nazionale di Liberazione

Roma - Mercati Generali

Giorno - 8 Settembre ore 21,00

 

PALESTINA LIBERA!

Proiezione di Documentari sull’Occupazione della Palestina

Interverranno:

Josef Salman (Presidente Mezza Luna Rossa Palestinese – Italia) Umberto Romano (Autore del libro Palestina Diario di Guerra) Testimonianze di donne palestinese

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CINQUE.

Report tradotto

 

Dopo mesi di lavoro del nostro Gruppo di Traduzione, è disponibile in lingua italiana il report dal titolo: "Land Grab - Israel's Settlement Policy in the West Bank".

 

Il report è disponibile all'indirizzo: http://www.operazionecolomba.org/landgrab/land_grab.htm

 

 

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SEI.

Un’ANSA di mezza estate

15 ago Gerusalemme, 13:47

MO, seicento soldati israeliani indagati per violenze

 

Seicento soldati dell'esercito israeliano sono sotto inchiesta per violenze su palestinesi dall'inizio della seconda intifada, nel settembre del 2000, in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. La polizia militare ha spiegato che 88 indagini si riferiscono a uccisioni di palestinesi, 217 a violenze e 181 a saccheggi di proprietà. Altre 114 inchieste sono relative a altri reati, come angherie e l'impiego di palestinesi come scudi umani. Dei seicento indagati, 90 sono finiti sotto processo e 56 sono stati già condannati, soprattutto per violenze e furti; alcuni sono finiti in prigione.

 

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SETTE.

SETTE. Graffiti ad Hebron

Foto di graffiti razzisti dei coloni sulle mura di Hebron di Emma disponibili su richiesta.

 

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OTTO.

OTTO. Moore sui rapporti Israele – USA?

Chiediamo a Moore di fare un film su questo tema

 

http://ga3.org/campaign/michaelmoore?rk=_1ambHY17Q0kW

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