05.05.2003
Messaggi di "Palestina Libera"

Verso il Nulla

Monday, May 05, 2003

Pur di ottenere la pace, Sharon si dice pronto a dolorose concessioni ed ai negoziati con Abu Mazen.

In realta' l'esecutivo israeliano, con i 15 emendamenti alla RoadMap, le rappresaglie contro la popolazione civile (terrorismo) e le esecuzioni "mirate" di membri di Hamas e della Jihad,ha gia' reso impossibile un qualsiasi percorso di pace.

E le colonie, le dolorose concessioni?

Un'altra grande bugia: il governo israeliano sarebbe pronto a smantellarne SOLO

12, alcune delle quali ancora disabitate.

*************************************************************

UNO. La ROADMAP: Una mappa verso il nulla, URI AVNERY

DUE. Terrorismo made in Israel

TRE. Appello per l'anniversario della NAKBA

QUATTRO. Noa Kaufman

CINQUE. Israele continua ad uccidere i giornalisti

SEI. Seminario, Training, and Azione diretta nonviolenta Internazionale in Israele

SETTE. Israele impedira' lŽingresso nel paese agli attivisti filo-palestinesi

OTTO. Associazione per la Pace - Assemblea Nazionale

*************************************************************

UNO. La ROADMAP: Una mappa verso il nulla

(Per capire davvero cosa sia, e a cosa portera')

 

Troppi gli interrogativi e i "se" dietro l'itinerario di pace consegnato solo ieri da Bush a palestinesi e israeliani. Certo gli obiettivi sono molto positivi. Ma, dopo l'avvio della guerra preventiva, le Mappe, pur aprendo nuove possibilita' oltre Oslo, restano gestite di fatto solo da due paesi: Stati uniti e Israele. URI AVNERY *

 

La Road Map (1) potrebbe anche essere una buona idea, se: se tutte le parti volessero davvero raggiungere un giusto compromesso. Se Sharon e soci fossero pronti a restituire i territori

occupati e a smantellare gli insediamenti. Se gli americani fossero disposti a esercitare una seria pressione su Israele. Se a Washington ci fosse un presidente come Dwight Eisenhower, che se ne fregava dei voti e delle donazioni degli ebrei. Se George Bush fosse davvero convinto che la Road Map e' nel suo interesse, e non un osso da lanciare al barboncino britannico. Se Tony Blair pensasse che la Road Map e' nel suo interesse, e non un contentino da offrire agli obiettori interni. Se l'ONU avesse un qualche potere reale. Se l'Europa avesse un qualche potere reale. Se la Russia avesse un qualche potere reale. Se mia nonna avesse le ruote. Tutti questi se appartengono a un mondo irreale. Percio' parlare di questo documento non portera' a nulla. Il feto e' morto nel grembo della madre. Ma, nonostante tutto, vediamo di affrontare la questione seriamente. Si tratta di un documento valido? Anche ammesso che tutti i se fossero realistici, potrebbe essere di qualche utilita'? Per rispondere seriamente, bisogna distinguere tra gli obiettivi dichiarati e la strada che dovrebbe portare alla loro realizzazione. Gli obiettivi sono molto positivi. Sono identici a quelli del movimento pacifista israeliano: fine all'occupazione, instaurazione di uno Stato palestinese indipendente accanto allo Stato israeliano, pace tra Israele e Palestina e tra Israele e Siria, integrazione di Israele nella regione. Da questo punto di vista, la Road Map va oltre gli accordi di Oslo. Nella Dichiarazione dei Principi di Oslo c'era una lacuna gigantesca: l'accordo non delineava lo scenario successivo al lungo periodo di transizione. Senza un chiaro obiettivo finale il periodo di transizione mancava di uno scopo preciso. Per questo il processo di Oslo mori' insieme a Yitzhak Rabin. La Road Map conferma che oggi c'e' un accordo universale su questi

obiettivi, e questo e' un fatto che rimarra' anche se non ne verra' fuori nulla. Chi di noi ricorda che soltanto 35 anni fa era gia' tanto se una manciata di persone in tutto il mondo credeva in questa prospettiva, puo' trarre grande soddisfazione dalla Road Map. Questo dimostra che abbiamo conquistato l'opinione pubblica mondiale. Ma non esageriamo: anche in questo documento c'e' una grossa falla nella definizione degli obiettivi. Il documento non dice quali

debbano essere i confini del futuro Stato palestinese, ne' esplicitamente ne' implicitamente.

La "Linea Verde" non viene neppure menzionata. Gia' questo sarebbe sufficiente a inficiarne l'intera struttura. Ariel Sharon parla di uno Stato palestinese sul 40% dei "territori", pari a meno del 9% della Palestina del Mandato Britannico. C'e' qualcuno che crede che tutto questo  possa portare la pace? Mettendo i piedi per terra dalle vette degli obiettivi alla strada che ci dovrebbe consentire di raggiungerli, i segnali di pericolo si fanno via via piu' fitti. e' una strada rischiosa, piena di curve e di ostacoli. Anche un atleta molto coraggioso tremerebbe al pensiero di doverla percorrere. Il percorso e' diviso in fasi. In ciascuna di esse vengono assegnati alle parti determinati compiti. Al termine di ogni fase il Quartetto deve stabilire se gli impegni sono stati rispettati completamente prima di dare il via alla fase successiva.

Alla fine, l'agognata pace arrivera', se Dio lo vorra'. Tutto questo sarebbe estremamente difficile anche ammesso che tutte le parti fossero animate dalle migliori intenzioni. Al momento di porre fine all'occupazione britannica dell'Irlanda, l'allora primo ministro David Lloyd-George osservo' che non si puo' attraversare un abisso con due salti. I promotori della Road Map propongono, in realta', di attraversare l'abisso israelo palestinese con tanti piccoli saltelli. Prima domanda: da chi e' composto questo "Quartetto" che deve decidere ad ogni passo se le due parti hanno rispettato i loro impegni e se si puo' accedere alla fase successiva? A prima vista, c'e' un equilibrio tra quattro attori: l'Onu, gli Stati Uniti, l'Europa e la Russia. Somiglia un po' a un arbitrato commerciale: ciascuna parte nomina un arbitro, e i due arbitri insieme ne scelgono un terzo. Le decisioni vengono prese a maggioranza e sono

vincolanti per entrambe le parti. La cosa potrebbe funzionare. Gli Stati Uniti sono vicini a Israele, l'Europa e la Russia sono accettabili per i palestinesi, e il rappresentante delle Nazioni Unite avrebbe il voto decisivo. E invece no. Secondo il documento, il Quartetto deve prendere tutte le decisioni all'unanimita'. Gli Usa hanno diritto di veto, il che significa che

Sharon ha diritto di veto. Senza il suo accordo non e' possibile decidere alcunche'. C'e' bisogno di aggiungere altro? Seconda domanda: quando finira' il processo? Il fatto e' che non c'e' alcuna tabella di marcia chiaramente definita per passare da una fase a quella successiva.

Il documento menziona vagamente delle scadenze incerte, ma risulta difficile prenderle sul serio. La prima fase sarebbe dovuta partire a ottobre del 2002, e concludersi a maggio del 2003. Nella realta' dei fatti, la Road Map verra' illustrata per la prima volta agli israeliani e ai palestinesi in queste ore e solo allora comincera' veramente la trattativa. Nessuno puo' prevedere quando l'attuazione della prima fase avra' effettivamente inizio. E nel frattempo...

Bisogna ricordare che negli Accordi di Oslo erano fissate molte scadenze precise, e quasi nessuna fu rispettata (in genere da parte israeliana). "Non ci sono date intoccabili", dichiaro' il buon Rabin. Terza domanda: c'e' qualche tipo di equilibrio tra gli impegni delle

due parti? La risposta non puo' che essere negativa. Nella prima fase i palestinesi devono

fermare l'Intifada armata, instaurare con gli israeliani una stretta collaborazione per la

sicurezza e riconoscere il diritto di Israele a esistere in pace e sicurezza. Devono inoltre

nominare un Primo Ministro "con poteri reali" (il che vuol dire, in realta', mettere da parte

il presidente eletto Yasser Arafat) e iniziare la stesura di una Costituzione che riceva

l'approvazione del Quartetto. Cosa deve fare Israele nel frattempo? Deve dare la possibilita'

ai funzionari palestinesi (nota bene: ai funzionari, dunque questa possibilita' non vale per il

resto della popolazione) di spostarsi da un luogo all'altro, deve migliorare la situazione

umanitaria, far cessare gli attacchi contro i civili, fermare le demolizioni di case e pagare

ai palestinesi quanto loro dovuto. Inoltre, Israele dovra' smantellare gli "avamposti"

insediati dopo l'elezione di Sharon in violazione delle direttive governative. Chi decidera' in

quali casi applicare quest'ultimo obbligo? Non si parla, inoltre, di congelare gli insediamenti

durante questa prima fase. C'e' qualcuno che crede che il primo ministro Abu Mazen potra' porre

fine agli attacchi di Hamas e della Jihad senza alcuna contropartita politica, e mentre gli

insediamenti continuano ad espandersi? Dopo questa prima fase, i palestinesi dovranno riformare

le proprie istituzioni, creare una costituzione "basata su una forte democrazia parlamentare"

(non potranno avere un sistema presidenziale all'americana, per timore che Arafat possa

mantenere il suo potere). Soltanto allora, "con l'entrata in funzione di un sistema di

sicurezza integrato", l'esercito israeliano "si ritirera' progressivamente dalle aree occupate

dal 28 settembre 2000 in poi". Non immediatamente, non in un'unica ritirata, ma poco a poco,

"progressivamente". Non dalle Aree B e C, ma solo dall'area A. Torneranno insomma dove si

trovavano prima dell'inizio dell'ultima Intifada. (Una vecchia storiella ebraica racconta di

una famiglia che si lamenta del sovraffollamento dell'unica stanza in cui vive. Il rabbino

consiglia allora di portare in casa anche una capra. Piu' tardi, quando la famiglia torna a

lamentarsi, il rabbino consiglia loro di liberarsi della capra, ed essi hanno improvvisamente

la sensazione di avere un sacco di spazio. Qui si chiede all'esercito israeliano di far uscire

la capra, ma ai palestinesi di liberarsi di padre e madre.) Alla fine di questo processo,

comincera' la fase successiva; i palestinesi adotteranno la propria Costituzione e terranno

libere elezioni, Egitto e Giordania invieranno di nuovo i propri ambasciatori in Israele e il

governo israeliano, alla fine, congelera' gli insediamenti. La fase successiva sara' dedicata

alla "possibile" creazione di uno Stato palestinese indipendente con "confini provvisori".

Cosi', molto tempo dopo la fine degli attentati, ci sara' una `opzione' per la creazione di uno

Stato palestinese nell'Area A, una minuscola parte di quella che era la Palestina. Stando alla

Road Map, a questo si dovrebbe arrivare per la fine del 2003, ma e' chiaro che, se mai ci si

arrivera', sara' certamente molto tempo dopo. Si stabilisce anche che "ulteriori interventi

sugli insediamenti" faranno parte del processo. Che cosa vuol dire? Non lo smantellamento di un

solo insediamento, neanche del piu' remoto e isolato. Quando tutto questo sara' realizzato, il

Quartetto decidera' (ancora una volta all'unanimita' - soltanto se gli americani saranno

d'accordo) che e' arrivato il momento, si spera nel 2005, di avviare i negoziati per una

"sistemazione definitiva", di questioni quali: i confini, Gerusalemme, i profughi e gli

insediamenti. Se Sharon o il suo successore lo vorranno, ci sara' un accordo. Se no, no. La

verita' e' che in tutto questo documento non c'e' una singola parola che Sharon potrebbe non

accettare. Dopo tutto, con l'aiuto di Bush, puo' mandare all'aria qualunque tappa dell'accordo

in qualunque momento. Riassumendo: molto rumore per nulla, come testimonia il fatto che ne'

Sharon ne' i coloni sono rimasti sconvolti.

 

*La Road Map for Peace e' il 'percorso di pace' definito dal `Quartetto' (la conferenza

permanente sulla pace nel Medio Oriente composta dagli USA, dalla Russia, dall'Unione Europea e

dalle Nazioni Unite) per risolvere il conflitto israelo-palestinese, rilanciato recentemente,

il 19 marzo 2003, nel Summit delle Azzorre fra George W. Bush, Tony Blair e Jose' María Aznar,

nell'immediata vigilia dell'intervento militare in Iraq.

 

*Giornalista, fondatore, nel 1993, di Gush Shalom (Blocco della Pace) Independent Peace

Movement, e' fra i leader piu' autorevoli dello schieramento israeliano che si batte per una

soluzione del conflitto israelo-palestinese rispettosa dei diritti dei palestinesi. L'articolo

e' apparso, con il titolo "Road Map to Nowhere"; or: much Ado about Nothing nel sito web di

Gush Shalom (www.gush-shalom.org/) il 5 marzo 2003.

(Traduzione di Gabriele Masini)

Manifesto 1 maggio 2003                      

Distribuito da Donne in Nero Milano - sanvitomarinella@libero.it

 

 

*************************************************************

 

DUE. Terrorismo

La scorsa settimana l'esercito israeliano ha ucciso oltre venti palestinesi,

tra cui un pericoloso terrorista di 2 anni. Altre case sono state demolite a Rafah:

fino ad ora ne sono state abbattute piu' di 700. Episodi di violenza, umiliazione e repressione

 

(in una sola parola: occupazione) si sono registrati in numerose citta' e villaggi della

 

striscia di Gaza e della Cisgiordania.

http://www.palestinemonitor.org

http://www.palsolidarity.org

 

 

*************************************************************

 

TRE. APPELLO per la NAKBA

Cari compagni e amici del popolo palestinese,

 

come Coordinamento di lotta per la Palestina vorremmo organizzare un

presidio per ricordare, il prossimo 15 maggio, la Nakba.

Ci sembrerebbe importante non lasciar passare in silenzio questa data, in un

momento in cui i massacri dei civili in Palestina continuano

quotidianamente, cosi' come le esecuzioni mirate, i tentativi di mettere fine

all'intifada, gli attacchi agli internazionali presenti nei Territori.

Pensavamo di fare questo presidio davanti agli uffici commerciali di Israele

in corso Europa, e vorremmo coinvolgere tutti coloro che danno solidarieta'

al popolo palestinese in questa iniziativa.

 

Aspettiamo vostri riscontri,

 

saluti

coordinamento di lotta per la palestina

coorpalestina@hotmail.com

 

 

*************************************************************

 

QUATTRO. Noa Kaufman

(Da Luisa Morgantini)

 

Noa Kaufman,

18 anni, di Gerusalemme. Nel luglio 2002 ha ottenuto l'esonero al servizio militare.

 

Attualmente opera con il gruppo Shministin e svolge il servizio civile alternativo presso "

 

Phisycian for human rights" ed e' leader del gruppo di Gerusalemme che fa parte del

" New Profile Youth"

 

LA MIA RESISTENZA ALLA LEVA

Noa Kaufman

 

Mi e' stato chiesto di scrivere una lettera sulla mia resistenza alla leva, su un evento, una

decisione.... Mi sono seduta davanti al computer e le mie dita hanno cominciato a battere

ancora una volta la storia della " commissione di coscienza", ma qualcosa non quadrava. L'ho

cancellato ed ho cercato di scrivere la storia del giorno in cui ho deciso di rifiutare. Ma

anche questa storia non aveva molto senso.

Allora ho ricordato il giorno in cui capii veramente che non solo io non appartenevo

all'esercito, ma che l'esercito avrebbe agito contro di me, se necessario, ed ho ricordato il

giorno in cui mi sono scontrata con l'IDF, il giorno in cui compresi che non appartenevo a

loro, che loro non mi volevano, il giorno in cui fui certissima che la la resistenza era la

scelta piu' giusta della mia vita.

Il 12 ottobre, con un amico presi parte ad una manifestazione del "Tayush" nei dintorni di Abu

Dis, a Gerusalemme est. Volevamo marciare insieme, ebrei e palestinesi, donne e uomini, giovani

e vecchi, verso il muro eretto a Abu Dis, quello che piu' di ogni altro simboleggiava

l'alienazione e la segregazione che lo stato sta cercando di creare tra noi ed i nostri vicini.

E' un luogo comune che : occhio non vede e cuore non duole" e generalmente si guarda solo il

proprio orticello.

Sabato, al mattino presto , mentre a mala pena riuscivo a tenere gli occhi aperti, e ascoltavo

le notizie ufficiali, che si sforzavano di ripetere che non dovevamo fare ricorso ad alcun tipo

di violenza, e che dovevamo lasciare gestire a loro la situazione se qualcosa andava male. Piu'

tardi, passeggiando, raccolsi una cipolla, sperando di non doverne aver bisogno, ricordavo

alcune manifestazioni di palestinesi e soldati e desideravo che le cose si appianassero.

Salimmo sull'autobus, 200/300 dimostranti, e quando raggiungemmo la zona vietata al traffico,

scendemmo e cominciammo insieme a marciare verso il muro, sperando che dall'altro lato, avremmo

visto subito la controparte palestinese, che era sottoposta ad un continuo coprifuoco.

Cominciai a svegliarmi, soprattutto per il sole cocente.

La gente nei dintorni comincio' ad unirsi a noi, prima pochi, poi siamo stati come sommersi da

un 'ondata di entusiasmo: marciavamo verso una meta comune, nessun muro ci avrebbe fermato,

eravamo circa un migliaio che dimostrava per una causa cosi' importante.

Camminavamo lungo un sentiero sporco, finche' raggiungemmo un'area aperta. Poi fu detto ai

dimostranti di proseguire, e addestrati a cio' ci siamo messi alla testa della manifestazione,

senza pensarci due volte - i volti degli ebrei sembravano meno spaventati rispetto a quelli

della Polizia di Confine - lasciandoci dietro i residenti che sventolavano le bandiere

palestinesi.

" Odio le bandiere" sussurrai ad un amico vicino a me.

" Anche io " disse " ma guarda quanto sono felici di poter finalmente portare queste bandiere

senza paura"

Purtroppo i sogni durano poco e, dopo circa mezz'ora di cammino, pochi metri prima che

apparisse l'osceno muro, arrivarono moltissimi poliziotti di confine e polizia regolare, e

jeeps cariche di fucili, granate, elmetti, etc.

Gli organizzatori cercarono di sedare gli animi, ma l'area fu subito dichiarata zona militare e

cio' significava che nessuno poteva entrare all'infuori delle forze militari.

Dopo pochi minuti un gran numero di dimostranti comincio' a scappare e capimmo subito il

perche', i soldati avevano lanciato lacrimogeni e l'aria era satura di gas.

Se vi trovate in un posto il giorno in cui c'e' la corsa degli elefanti forse potete capire

cosa significhi avere un migliaio di persone che galoppano verso di voi.

Comincia a correre anche io fuggendo la folla spaventata ed i gas.

L'esercito ci stava inseguendo e scappavamo cercando di annusare e respirare le cipolle che ci

eravamo procurate prima, cercando aria fresca. Io pregavo che non cominciassero a sparare e tra

le lacrime e la mancanza di respiro vidi un piccolo bimbo arabo, non aveva alcuna cipolla.Un

bambino, non capivo se piangeva per il gas o per la paura.

Gli diedi mezza della mia cipolla e maledii il giorno in cui decisi di interrompere il mio

corso di lingua araba. Pochi minuti dopo torno' la calma ed iniziammo di nuovo la nostra marcia

verso l'area della manifestazione. Mi sentivo sconfitta, stupida. Ci avevano disperso in due

secondi. Non solo non avevamo raggiunto il muro, ma avevamo causato disagi alle persone del

luogo.

Molti bambini correvano intorno ma, come tutti i bambini, ritornarono presto ai loro giochi,

allo loro grida, eccitati dell'accaduto.

Sono cosi' naive, mi sono nascosta per anni nelle strade di Gerusalemme, che nonostante i

bombardamenti e tanto sangue, mi sembra ancora una quieta e piacevole citta'

Nelle stesse strade dove decine, forse centinaia di bambini sono stati uccisi e tra loro molti

miei amici di infanzia, e persone note incontrate per strada o sull'auto. Le belle, silenziose

strade di Gerusalemme per molti giorni piene di bambini, di felicita', di divertimenti e di

contro, ora, teste chinate, gente frettolosa, desiderosa solo di fuggire dal bagno di sangue,

lontano dai cimiteri- in queste strade mi sento protetta, mi sento a casa.

Ero attonita per le immagini e le azioni dell'esercito, il mio esercito, , l'esercito che mi

proteggeva- questo e cio' che ho sempre creduto.

E i bambini, come sempre, raccoglievano i contenitori vuoti dei lacrimogeni e giocavano alla

guerra.

Piu' tardi trovai i miei amici ed il bimbo di prima. Nel mio orribile arabo sono riuscita a

sapere che si chiama Mohammad, 5 anni, ed ora con calma potevo anche notare che aveva un viso

adorabile. L'unica traccia di cio' che era accaduto erano i suoi occhi arrossati per il gas.

Restammo ancora un po' con un senso di frustrazione e fallimento. Poi passarono delle jeeps

dell'esercito e vidi con dolore che dentro una jeep sedeva un mio compagno di scuola, lui da

una parte, io dall'altra, mentre solo pochi mesi prima studiavamo insieme.

Sentii la mia coscienza come cristallizzata, sentivo avversione per la gente in uniforme. Ho

sempre cercato di non odiare, di capire, di ricordare che molti miei amici portano la stessa

uniforme ed eseguono gli stessi ordini,, ma improvvisamente immaginai di prendere alcuni

soldati, spingerli in una stanza chiusa e riempire la stanza di gas, e, per farli sentire "

alla pari" dotarli di una cipolla.

Ero spaventata dai miei sentimenti e cercavo di immaginare come, coloro che vivevano ormai una

occupazione perenne, potessero odiare i militari. Vivendo giorno dopo giorno con i carrarmati

nelle loro strade, le loro case distrutte , i loro cari uccisi.

Quella sera, leggendo i rapporti piansi di nuovo, ma questa volta di gioia " i residenti non

erano arrabbiati con noi per aver causato disagi, ma semplicamente, ci ringraziavano......" "

Grazie", aveva detto uno di loro " grazie per averci consentito di manifestare senza feriti,

senza morti". Questo mi ricordo' che, mentre aspettavamo l'auto per tornare a casa, disidratati

ed affamati, un residente ci ha regalato tutte le Pitas del suo forno- l'avrei abbracciato per

il messaggio di speranza che ci dava, e che io ho sempre cercato come un auspicabile messaggio

di coesistenza.

In quel momento ho capito che ci sarebbe sempre stato un esercito contro di noi, che avrebbe

sempre cercato di impedirci di ricevere tali messaggi ma anche che, se questa nostra attivita'

proseguiva saremmo riusciti a fare realizzare forse anche solo i piu' piccoli desideri di

questi residenti, di questi nostri vicini come il diritto di manisfestare, di mangiare, e

altro- bene, io continuero' per questa strada, sia che l'IDF lo voglia o no.

Con sentimenti di gioia e tristezza per la morte del mito dell'esercito, sentii la

consapevolezza che il mio rifiuto alla leva al servizio dell'occupazione, dei checkpoints, dei

carrarmati, o anche solo al servizio di un ufficio militare, - bene, il mio rifiuto non e'

finito quando ho avuto il certificato di esenzione.

Il mio rifiuto e' appena cominciato

 

(traduzione. C.Viola)

 

 

*************************************************************

 

CINQUE. Israele continua ad uccidere i giornalisti

Un giornalista inglese e' stato ucciso dagli israeliani mentre preparava un documentario a

Rafah.

Haaretz (3 maggio 2003)

http://www.haaretzdaily.com/hasen/spages/289673.html

 

*************************************************************

 

SEI. Seminario, Training, and Azione diretta nonviolenta Internationale in Israele

Per info:

dal sito della WRI War Resister International

http://www.wri-irg.org/news/2003/icod-act.htm

International Seminar, Training, and Action in Israel

(Da ASSOPACE)

 

 

*************************************************************

 

SETTE. Israele impedira' lŽingresso nel paese agli attivisti filopalestinesi

Il governo israeliano ha dichiarato anche formalmente, dopo i due recenti assassini e ferimenti

di internazionali, guerra agli internazionali o come vengono definiti "attivisti

filopalestinesi".

La "road map" deve essere percorsa senza la presenza di testimoni. la pax di sharon dopo la

pace di bush in afghanistan e iraq.

segue in italiano e in inglese un articolo apparso su haaretz di oggi 2 maggio 2003.

traduzione di alfredo tradardi

 

h a a r e t z d a i l y . c o m  09:36 02/05/2003

 

Israele impedira' lŽingresso nel paese agli attivisti filopalestinesi

di Amos Harel and Aluf Benn

 

 

Israele impedira' da ora in poi lŽingresso nel paese degli attivisti filopalestinesi  e

tentera' di espellere alcuni delle dozzine di attivisti che sono gia' qui, secondo un nuovo

piano messo a punto dallŽesercito e dai ministeri della difesa e degli esteri. 

La maggior parte degli attivisti, provenienti dallŽEuropa, dal Canada e dagli stati uniti,

fanno parte dellŽInternational Solidarity Movement (ISM).

Il loro obiettivo e' di operare come  "human shields" (scudi umani) per i palestinesi e per le

case durante le incursioni dellŽIDF (esercito israeliano) nelle citta' palestinesi, e sono

stati spesso coinvolti in scontri con i soldati dellŽIDF. Hanno anche tentato di aiutare i 

palestinesi a passare i posti di blocco dellŽIDF.

Circa due mesi fa, una  attivista americana dellŽISM, Rachel Corrie, fu travolta e uccisa da un

  bulldozer dellŽIDF a Gaza. I suoi colleghi hanno accusato  il conducente del bulldozer  di

averla travolta deliberatamente. LŽIDF respinge lŽaccusa e ha deciso di non incriminare il

conducente. In altri due casi recenti, attivisti internazionali sono stati seriamente feriti

dal fuoco dellŽIDF  durante scontri nei territori.

La radio israeliana venerdi' ha riportato che agenzie di stampa britanniche hanno sostenuto che

i due uomini coinvolti  nellŽattacco suicida al Mike's Place di Tel Aviv, martedi' scorso erano

entrati in  Israele in un auto passata attraverso la frontiera di  Erez . I due avevano preso

parte ad azioni portate avanti da pacifisti nella striscia di Gaza.

LŽIDF sostiene che molti dei cosidetti pacifisti sono dei  "provocatori" e "incitatori alla

rivolta " che deliberatamente interferiscono con il lavoro dellŽIDF, con lŽobiettivo di

infangare lŽimmagine di  Israele. Fonti dellŽesercito sostengono che in un caso, hanno scoperto

che a Jenin gli attivisti dellŽISM nascondevano un terrorista ricercato. Le fonti dellŽIDF

sostengono che gli attivisti ricevono allŽestero un training sui modi in cui ingannare i

servizi di controllo  allŽaereoporto internazionale  Ben-Gurion  per poter entrare nel paese.

Inoltre, sia lŽesercito che il ministero degli esteri, temono che altri cittadini stranieri

potrebbero essere uccisi o feriti dallŽIDF se sara' permessa la continuazione delle attivita'

dellŽISM.

LŽattacco suicida di mercoledi' a Tel Aviv, che e' stato commesso da due persone entrate in

Israele con passaporti britannici, ha aggiunto una nuova ragione al desiderio delle autorita'

di dare un giro di vite contro gli attivisti stranieri  - il timore che altri terroristi

dallŽestero possano entrare nel paese fingendosi pacifisti.

Ufficiali dellŽIDF e del ministero degli esteri hanno tenuto un altro incontro questa settimana

e hanno deciso di dare istruzioni ai servizi di sicurezza dellŽaereoporto  Ben-Gurion e dei 

posti di frontiera con lŽEgitto e la Giordania per impedire lŽingresso di attivisti stranieri 

nel paese. In aggiunta, gli ufficiali dellŽIDF  che incontrassero questi attivisti in un area 

militare chiusa riceveranno lŽordine di arrestarli, dopo di che saranno espulsi da Israele.

 

Giovedi', lŽIDF ha arrestato una attivista straniera durante la ricerca di armi che arrivano a 

Rafah nella striscia di Gaza attraverso tunnel. Fonti dellŽesercito hanno ditto che la donna

era allŽinterno di una casa che era da demolire. La donna e' stata piu' tardi rilasciata e le

e' stato permesso di rimanere nel paese, ma non di ritornare a Gaza.

 

*************************************************************

 

OTTO. Associazione per la Pace - Assemblea Nazionale

 

Salerno, 9-10-11/maggio/2003

 

MAI PIu' GUERRA!

 

Venerdi' 9 (Salone di Rappresentanza della Provincia di Salerno, Via Roma

- Palazzo Sant'Agostino)

 

Ore 17.00 Dibattito pubblico "Il movimento per la pace dopo la guerra preventiva"

Presiede: Ernesto Scelza (Consigliere Prov. di Salerno, Associazione

per la Pace). Saluti di: Mario De Biase (Sindaco di Salerno), Alfonso Andria

(Presidente della Provincia di Salerno).

Intervengono: Luisa Morgantini (europarlamentare, Donne in nero, Associazione

per la Pace), Mara Rumiz (Presidente Consiglio Comunale di Venezia), David

Grant (Nonviolent Peaceforces USA), Fabio Alberti (Un ponte per), Don Vitaliano

Della Sala (sacerdote), Nadia De Mond ( Marcia Mondiale delle Donne), Michele

De Palma (Disobbedienti), Riccardo Troisi (Rete Lilliput), Tonino Drago

(Campagna OSM - DPN).

 

Sabato 10 (Chiesa dell'Addolorata  Complesso di Santa Sofia, Piazza Abate

Conforti, Centro Storico)

Ore 9.00 1° Sessione "Il nuovo ordine mondiale"

Presiede: Gianni Rocco (Portavoce Nazionale dell'Associazione per la Pace)

 

Relazioni di: prof. Salvatore Minolfi (Universita' di Napoli) "La strategia

USA per il nuovo ordine mondiale", dott. Hussein Ahmad (Universita' di Napoli

l'Orientale) "Il quadrante medio-orientale", prof. Claudio De Fiores (2a

Universita' di Napoli) "La pace nella Costituzione Europea", prof.sa Giuliana

Martirani (Universita' di Napoli) "Geopolitica delle risorse".

Ore 13.00 Pranzo Buffet offerto dall'Associazione per la Pace di Salerno

Ore 15.00 2a Sessione "La questione palestinese oggi e l'azione del movimento

pacifista.

Presiede: Lalla Cappelli (Portavoce Nazionale dell'Associazione per la Pace)

Relazione introduttiva di Sirio Conte (Coordinatore Campagna per la protezione

del popolo palestinese), interventi di: Farshid Nourai (Associazione per

la Pace, infopalestina), Gabriele Carones (volontario di ritorno dalla Palestina),

Omar Suleyman (Presidente comunita' palestinese in Campania), Guglielmo Allodi

(presidenza Enti locali per la Pace) conclusioni di Luisa Morgantini.

 

Domenica 11 (Chiesa dell'Addolorata Complesso di Santa Sofia, Piazza

Abate Conforti, Centro Storico)

Ore 9.00 Sala A: Assemblea dei delegati dell'Associazione per la Pace come

da Statuto

Sala B: Training per i volontari aderenti alla campagna di protezione della

popolazione palestinese.