Gazzella Onlus

‘ospedala al-Shifa di Gaza – dicembre 2017

APPELLO DA GAZA   Spero che questa mio messaggio trovi gli amici di Gazzella in buona salute. Shifa Hospital*, l’ospedale pubblico più grande della Striscia di Gaza, ha una carenza del 40% dei farmaci necessari per la cura dei pazienti a causa dei mancati rifornimenti e le interruzioni determinate dalle chiusure dei confini. In particolare c’è scarsità di farmaci destinati ai pazienti sotto trattamento con “salvavita” ( trapiantati di organi, malati oncologici, emodializzati). Inoltre si lamenta l’assenza di protesi e dispositivi per eseguire e portare a termine interventi chirurgici. Negli ultimi giorni sono ripresi gli attacchi contro la popolazione di Gaza e ogni giorno riceviamo feriti, persone con attacchi di panico, in particolare bambini. Noi tutti ci auguriamo che la situazione non precipiti perché sul piano sanitario non saremmo in grado di far fronte all’emergenza. Come per il passato Vi chiediamo di aiutarci nell’acquisto di farmaci, protesi e attrezzature. Nella speranza di non essere lasciati soli, ringraziamo per l’aiuto che vorrete accordare. Dr. Medhat Abbas General Director Shifa Hospital Gaza Dicembre 2017 *Shifa Hospital ha una capienza di 700 posti letto. Riceve 500.000 pazienti all’anno e il reparto di maternità vede la nascita di 50/60 bambini al giorno. Gazzella Onlus: C.F.: 97256870581 Iban: IT 54 D 05018 03200 0000 110 52792 info@gazzella-onlus.com gazzellaonlus@libero.it demo.webinwalk.it/gazzella/

Relazione del secondo viaggio di Gazzella nella striscia di Gaza nel novembre 2017

2° rapporto di viaggi di Gazzella nella striscia di Gaza nel novembre 2017 Nel mese di novembre abbiamo compiuto due missioni nella striscia di Gaza. La relazione di viaggio della prima missione vi è stata spedita il 25 novembre 2017. La sottostante relazione, relativa alla seconda missione vi viene spedita oggi 15 dicembre 2017. Buona lettura.                   Stiamo ancora sorvolando il mare, quando l’hostess annuncia “per ordine delle autorità israeliane da questo momento è fatto divieto riprendere immagini”. Sto arrivando in Palestina. Trascorro una notte a Gerusalemme, una città affollata di turisti ignari della ebraicizzazione della città e dell’occupazione che sta cancellando la presenza dei Palestinesi nella Gerusalemme est. Arrivo nella striscia di Gaza il 9 novembre, e al border sventolano bandiere egiziane. Gli amici palestinesi spiegano che è un “ringraziamento” al governo egiziano, o meglio al regista dell’intesa El Sisi, per il lavoro politico svolto in nome della “riconciliazione” tra Fatah e Hamas. L‘Egitto, lo Stato che ha assassinato Giulio Regeni, che ricorre ad arresti arbitrari, alla tortura, al sequestro e sparizione di persone, torna ad avere un ruolo da protagonista nella striscia di Gaza. Mentre arrivo a Gaza è in corso una manifestazione indetta dai sostenitori di Dahlan per commemorare la morte di Arafat. In anticipo di 2 giorni sulla data di morte del leader palestinese, 11 novembre. Spiegano che le due fazioni di Fatah, sostenitori di Dahlan e quelli di Abu Mazen, non hanno raggiunto un accordo per una commemorazione unitaria, quindi Fatah fara’ la sua iniziativa il giorno della morte del leader. E così l’11 novembre migliaia di palestinesi sfilano per le vie di Gaza e sui muri le immagini di Arafat e Abu Mazen, quest’ultimo sembra non molto gradito visto che molti poster sono stati strappati. Adozioni e Resistenza. Durante la permanenza a Gaza ho visitato i bambini nel progetto di adozione e seguiti dai nostri partner: Palestinian Medical Relief Society (P.M.R.S.), Emaar e Hanan. Alcuni dei bambini incontrati sono fortunatamente in buona salute e comunque le loro condizioni sono migliorate; per altri affetti da sindrome down o cerebrolesi purtroppo le condizioni sono invariate e in alcuni casi aggravate. I nostri partner, oltre alla distribuzione degli assegni alle famiglie, svolgono attività a favore dei bambini che sono nel programma Gazzella. I bambini sordomuti, che hanno l’impianto cocleare seguiti dall’associazione Emaar, sono inseriti nel progetto scolastico Basma, ”sorriso”. I bambini hanno fatto progressi sia nella parola che nella scrittura. Questo progetto è sostenuto anche grazie ai contributi dall’Associazione Salaam di Trieste. I bambini feriti in carico al P.M.R.S. sono inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno psicologico. L’associazione Hanan che segue i bambini con handicap gravi, grazie al contributo della chiesa evangelica in collaborazione con Gazzella, ha in essere un progetto rivolto in particolare alle mamme dei bambini disabili. Il progetto è finalizzato alla formazione dei familiari affinché possano acquisire autonomia nella gestione quotidiana delle difficoltà che riguardano i figli con disabilità. Le famiglie dei nostri bambini sono profondamente riconoscenti a tutti gli amici italiani che continuano a sostenerli e fanno capire quanto sia importante il contributo che ricevono, ma anche l’importanza delle relazioni che nel tempo si sono stabilite. Questo lo si comprende durante gli incontri: un padre che, nel corso della visita di fronte alla figlia, piange perché ha perso il lavoro, non è in grado di mantenere la famiglia e sta pensando di vendere la casa consapevole che comunque senza un lavoro sarà difficile vivere; una madre che fa uscire il figlio dalla stanza e piangendo ci racconta che il padre oltre a non lavorare è diventato violento e il figlio vuole vestiti nuovi come altri suoi coetanei; una madre preoccupata perché sente il figlio fare discorsi strani, isolarsi dalla famiglia. Queste situazioni sono molto diffuse e per cultura e dignità i palestinesi difficilmente ne rendono partecipe altre persone. Anche per questo pensiamo che Gazzella con la sua attività è riuscita a creare concrete relazioni, senza nascondere quanto ci si senta impotenti e quanto sia difficile affrontarle sia sul piano umano che emotivo. Certo le problematiche descritte possono essere comuni in tante famiglie, anche italiane, ma queste situazioni vanno calate in una realtà come quella di Gaza dove la popolazione vive da 10 anni sotto occupazione, in condizioni economiche impossibili, senza possibilità di movimento, con legittime aspettative di avere un’istruzione, di mantenere dignitosamente la famiglia, di formare una famiglia, e quindi si comprende che anche nella frustrazione, sofferenza e disperazione i Palestinesi resistono. È una società solida e determinata che sebbene negli ultimi 10 anni abbia subito 4 guerre d’aggressione, con migliaia di morti e feriti, distruzione, ha mantenuto saldi i valori del sumud. Sumud è una parola dal significato chiaro: “continuare a vivere nella propria terra, ridere, godersi la vita, innamorarsi, sposarsi, avere figli. Sumud significa anche continuare gli studi all’estero, per ottenere un diploma, e tornare qui. Difendere i valori è sumud. Costruire una casa, una bella casa, e pensare di rimanere anche quando la stanno demolendo e poi costruirne una nuova più bella della precedente – anche questo è sumud. Il fatto che io sia qui è sumud. Affermare che sei un essere umano e difendere la tua umanità è sumud.” Quotidianeità e situazione economica. Molte famiglie dei nostri bambini si sono viste tagliare il contributo economico del governo di Gaza, questo a causa della politica internazionale che ha isolato Hamas bloccando gli aiuti economici, anche dei paesi arabi come il Qatar. Dal canto suo l’A.N.P. ha aggravato l’assedio limitando l’invio di farmaci per gli ospedali pubblici, chiedendo ad Israele di tagliare la fornitura di energia elettrica alla striscia di Gaza e questo per esercitare pressioni su Hamas; queste situazioni dovrebbero risolversi con l’applicazione degli accordi raggiunti con la “riconciliazione” tra Fatah e Hamas. A Gaza intanto si continua a sopravvivere con 3/4 ore di elettricità ogni 12/16 ore e non c’è una schedula precisa della erogazione di energia nelle diverse aree della striscia; pensi di avere elettricità dopo 12/16 ore