Aggiornamento sulla situazione a Gaza da parte della Medical Relief – 26 novembre 2012

Dear All , Thank you for your solidarity and support  throughout the difficult  time we were going through in Gaza due to the Israeli war . Below is summary of the war impact on Gaza: The number of people who were killed is 174, including 59 children and 2 medical staff , and 1404 were injured, including 606 children and 5 medical staff. 10 health institutions were affected These figures come from the Ministry of Health report issued on Monday 26 Nov, 2012 As for OCHA figures, issued on Nov 22, at 15:00, their report talks about 158 people killed and 1269 injured. Also from the OCHA report, the number of houses completely destroyed or severely damaged is 298 and the number of houses lightly damaged is 1700 PMRS teams started visiting the injured children to assess their medical status. In terms of psychosocial activities, PMRS volunteers have already started addressing this issue through psychosocial support sessions for children and their mothers. A number of key humanitarian priorities which are necessary at this point are: · Mitigating the risk of explosive remnants of war (ERW) through risk awareness activities and urgent removal of ERWs. · Ensuring treatment of the wounded and others in need of healthcare. · Addressing the psychological impact on families, especially children. · Ensuring that the shelter needs of those families whose homes have been destroyed or severely damaged are quickly addressed. · Rehabilitating critical infrastructure, including the Wadi Gaza coastal bridge that has been damaged. Once again we appreciate all your efforts and communications you made to support us. Regards On behalf of PMRS Dr. Aed Yaghi Director -Gaza Strip Palestinian Medical Relief Society Tel:     +97282835990/1/2 Fax:    +97282827837 Mobile:+972599412048 Email: pmrs.gaza@gmail.com Mrcgaza@palnet.com

Dai volontari di Gazzella a Gaza – 25 novembre 2012

Gaza, 25 novembre 2012 L”Associazione Gazzella è impegnata dall’ottobre 2000 in attività a sostegno delle famiglie dei bambini feriti in Palestina, in particolare nella Striscia di Gaza. Negli ultimi anni l’Associazione ha allargato il suo sostegno prendendo in affidamento 40 bambini sordo-muti e 80 bambini portatori di handicap. Durante l’attività nella Striscia di Gaza l’Associazione è riuscita, grazie al contributo dei suoi donatori, a dare sostegno anche ad altre iniziative volte a migliorare la condizione psicofisica dei bambini/ragazzi feriti. Hanno ricevuto un sostegno economico i centri di riabilitazione Assalama e quello del Medical Relief, quest’ultimo nostro partner nel progetto di adozione dei bambini feriti da armi da guerra. Presso questi centri si recavano bambini e ragazzi che avevano riportato ferite invalidanti e che richiedevano cure fisioterapiche. Attività tutte gratuite per i nostri bambini. Al centro neonatale dell’ospedale al- Shifa sono state donate due incubatrici e altre piccole attrezzature sanitarie. I 4 generatori che il Medical Relief ha potuto acquistare grazie ad uno sforzo economico da parte di tutti i donatori, sono sempre in funzione garantendo l’erogazione di elettricità nei centri sanitari locali gestiti dal M. R., stante che l’elettricità viene erogata per sole 8 ore al giorno. Un esempio concreto degli interventi di Gazzella è il centro sanitario locale , gestito dal Medical Relief, di Abu Tu’ayma, località ad est di Khan Younis . Nel 2008 anche con il contributo di Gazzella è stato ristrutturato un edificio e dedicato alla memoria di Marisa Musu, Giancarlo Lannutti e Marina Rossanda. Il distretto sanitario è ubicato in una zona molto povera della Striscia di Gaza; è aperto 6 giorni su sette e offre servizi a circa 6.000 residenti dell’area. Giornalmente si effettuano circa 25 visite. I servizi offerti sono di prevenzione e cura di patologie croniche (diabete, ipertensione, malattie cardiocircolatorie), primi trattamenti per la cura delle ferite, ingessature, e a seconda della gravità dei casi i pazienti vengono ospedalizzati. Due giorni alla settimana è presente un medico per le donne per attività di prevenzione, cure e accertamenti durante la gravidanza e post-parto. Il dott. Taysir Dadah responsabile del centro, mi ha mostrato con orgoglio la scheda medica di un paziente affetto di diabete, classe 1964, che dopo un trattamento di 3 mesi aveva visibilmente migliorato la sua condizione, a dimostrazione che l’impegno e la presenza costante garantiscono condizioni migliori di vita. Il Centro sanitario di Abu Tu’ayma è rimasto sempre aperto durante l’ultima aggressione israeliana prestando soccorso soprattutto ai feriti meno gravi e prendendosi cura dei molti casi di attacchi di panico. Al piano rialzato dell’edificio ci sono spazi adibiti per ricevere, durante la settimana, circa 100 bambini per svolgere attività ricreative. Nisreen, che segue le attività, mi ha orgogliosamente mostrato I lavori dei bambini. Durante questi otto giorni di attacchi ininterrotti la sanità pubblica è stata messa a dura prova. Le spese sanitarie a Gaza per i 12 ospedali pubblici e i 56 centri sanitari pubblici presenti sul territorio richiedono un budget di circa 45 milioni di dollari. Questo importo è solo a copertura del fabbisogno dei farmaci, generici, e materiali monouso. I costi riferiti ai materiali di laboratorio e altro sono costi extra. L’Autorità Nazionale Palestinese copre circa il 20% del fabbisogno e la maggior parte del sostegno economico viene dai paesi arabi. La sanità pubblica viene sovvenzionata anche con una tassa pagata dai palestinesi che hanno un’occupazione fissa, ad esempio i dipendenti pubblici o di ONG. Questi pagano mensilmente da 70 a 90 NIS , a seconda del salario, per componente della famiglia, esclusi i bambini e gli adulti disoccupati . Nel nucleo famigliare nel quale non ci sono persone occupate, l’importo da pagare è di 300 NIS a famiglia per tutto l’anno. L’altra faccia della sanità a Gaza è quella privata. Gli ospedali privati afferiscono ad Associazioni e ONG di “appartenenza politica”. L’accesso alle cure in questi ospedali, con attrezzature migliori e moderne, sono a pagamento. Per un posto letto si oscilla tra I 200 e 400 NIS al giorno e una spesa a parte è prevista per le cure e/ o intervento chirurgico. Nella Striscia di Gaza con le miserevoli condizioni economiche è evidente che sono pochi quelli che possono rivolgersi a queste strutture e quindi la maggior parte della popolazione si riversa negli ospedali pubblici . Nei distretti sanitari locali gestisti da ONG o Associazioni le visite si pagano da 3 a 5 NIS. In queste strutture I farmaci quali antibiotici, antidolorifici, ipertensivi sono gratuiti mentre i farmaci per patologie specifiche sono a pagamento. È iniziata la conta dei crimini e dei danni dell’aggressione israeliana dopo 8 giorni di bombardamenti durante i quali sono stati lanciati contro la popolazione civile di Gaza più di 1400 missili : – feriti 1222 di cui 247 bambini e 162 donne; – martiri 156 di cui 33 bambini e 13 donne. Sono state distrutte 55 case, 8 uffici governativi, 13 uffici della sicurezza, 2 ponti che collegavano nord e sud della striscia di Gaza; sono stati gravemente danneggiati 6 edifici sanitari, 28 scuole, 22 sedi di ONG e di Associazioni e 6 uffici della stampa. Qui si dice “ è iniziata la conta dei crimini e dei danni” perché purtroppo come sempre è accaduto in passato il numero dei caduti è destinato a salire poiché molti dei feriti sono in gravi condizioni, così come la conta dei danni è stata stimata sulle distruzioni più gravi, ma tante famiglie che ho visitato hanno subito parziali danni alle abitazioni e queste situazioni non sono state prese in considerazione. Il sostegno per rimediare a parte dei danni potrebbe essere sostenuto anche dall’Unrwa, mentre delegati di paesi arabi in visita nella Striscia di Gaza durante i bombardamenti, si sono impegnati a coprire i costi della ricostruzione. Ma qui a Gaza i palestinesi vorrebbero vorrebbero soluzioni non di facciata, ma volte al riconoscimento del diritto all’autodeterminazione e del diritto al ritorno. La tregua e gli accordi che sono stati “sottoscritti”, di cui nessuno conosce esattamente i contenuti, non costituiscono una soluzione della questione palestinese

Three articles on the media coverage on Gaza

Vogliamo presentarvi tre interessanti articoli riguardo la copertura mediatica degli ultimi avvenimenti di Gaza. Di seguito un breve estratto e relativo link _______ How the BBC whitewashed Israel’s war crimes from the ceasefire in Gaza 22 November 2012 The Editors Rarely would a state get such an easy run from the media after killing so many civilians, many of whom were children, in what the BBC now calls the ‘flare-up’ of violence. By The Editors – News Unspun 22 November 2012 LAST NIGHT A CEASEFIRE came into effect after a week of attacks on Gaza which left over 150 Palestinians dead (at least 40 of them children) and rocket fire into Israel which left 5 Israelis dead. Before the news of the ceasefire became the front-page headline on the BBC News website, the headline story for the entire day concerned the bus bombing in Tel Aviv, which injured 21 civilians. Luckily this attack did not result in civilian deaths, however it was still deemed more newsworthy than the 13 Palestinians in Gaza who were killed by air strikes that same day. http://stopwar.org.uk/index.php/palestine-and-israel/2067-how-the-bbc-whitewashed-israels-war-crimes-from-the-ceasefire-in-gaza _______ The top ten myths about Israel’s attack on Gaza 23 November 2012 Juan Cole Palestine and Israel Israel has kept Palestinians of Gaza in the world’s largest outdoor prison and kept them under an illegal blockade aimed at limiting their nutrition without altogether starving them to death. By Juan Cole 22 November 2012 1. Israeli hawks represent themselves as engaged in a ‘peace process’ with the Palestinians in which Hamas refuses to join. In fact, Israel has refused to cease colonizing and stealing Palestinian land long enough to engage in fruitful negotiations with them. Tel Aviv routinely announces new, unilateral house-building on the Palestinian West Bank. There is no peace process. It is an Israeli and American sham. Talking about a peace process is giving cover to Israeli nationalists who are determined to grab everything the Palestinians have and reduce them to penniless refugees (again). http://stopwar.org.uk/index.php/palestine-and-israel/2070-the-top-ten-myths-about-israels-attack-on-gaza _______ John Pilger: BBC exposed by Israel’s fresh Gaza assault http://www.greenleft.org.au/node/52896 Friday, November 23, 2012 By John Pilger A screenshot of BBC’s biased coverage of Israel’s latest assault on Gaza. In Peter Watkins’ remarkable BBC film, The War Game, which foresaw the aftermath of an attack on London with a one-megaton nuclear bomb, the narrator says: “On almost the entire subject of thermo-clear weapons, there is now practically total silence in the press, official publications and on TV. Is there hope to be found in this silence?”            

Dai volontari di Gazzella a Gaza 22/11/2012

Gaza, 22 novembre 2012 Striscia di Gaza: nessuna guerra, ma deliberata aggressione armata da parte di uno degli eserciti più potenti al mondo contro 1.600.000 civili palestinesi. Sulla base di dati riferiti al 2008 l’esercito israeliano, che è considerato tra le forze armate di maggior livello qualitativo, di addestratamento e operativo al mondo, può contare su circa 200.000 effettivi tra donne e uomini, in grado di triplicarsi, per necessità, con circa 450.000 riservisti; circa 300 aerei da combattimento, 40 aerei da trasporto, più di 300 elicotteri, compresi quelli d’assalto Apache, aerei F16 Falcon e F15 Eagle con una difesa antiaerea di oltre un centinaio di batterie missilistiche a lunga e media gittata; 3 sottomarini, 17 navi da combattimento e più di 30 pattugliatori; 76 brigate, più di 3.500 carri armati, più di 10.000 mezzi blindati e numero imprecisato di pezzi d’artiglieria. Infine come base identificativa e di attacco vengono utilizzati gli U.A.V. “Unmanned Aerial Vehicle” , chiamati informalmente Droni, veicoli aerei senza pilota, autonomi e pilotati a distanza che permettono, di colpire “obiettivi mirati”. È fuorviante porre la questione definendola “guerra in corso” perché significa occultare i dati veri: sulla Striscia di Gaza le aggressioni e i crimini contro la popolazione civile sono quotidiani. L’informazione relativamente ai danni causati da anni di assedio non è mai completa: sappiamo dei bombardamenti, delle distruzioni e delle morti, ma poco dei danni determinati dalla violenza dell’occupazione con la quale si sono confrontati nella loro crescita i bambini. Traumi i cui effetti nel tempo si vedranno nei comportamenti, aggressività e frustrazioni, danni che si ripercuoteranno sullo sviluppo civile di tutta la società. La notte tra il 20 e il 21 novembre è stata terribile: bombardamenti incessanti, il letto che si muoveva come ci fosse un terremoto continuo e anche l’albergo che avrebbe dovuto essere “NO TARGET” non mi faceva sentire sicura. Verso le 2 del mattino uno scoppio vicinissimo ha mandato in frantumi alcuni vetri dell’albergo. È stata un notte trascorsa “in piedi”, avanti e indietro dalla camera alla hall dell’hotel, per cercare “complicità nella paura” con gli altri internazionali presenti. Anche nella giornata del 21 novembre, che ha preceduto la decisione serale del “cessate il fuoco”, le forze armate israeliane hanno continuato a commettere crimini e portare morte. Durante la mattinata sono stata alla “New Gaza School” dell’Unrwa a Gaza dove avevano trovato posto circa 2.000 palestinesi sfollati dalle loro case del campo profughi al-Shati (Beach Camp) e dalla Zona Nasser. Stavano sistemando le classi per adattarli a luoghi per dormire provvisoriamente. I ragazzi davano una mano a scaricare i materassi appena arrivati e i bambini erano accanto alle mamme silenziosi. Mentre uscivo dalla scuola dell’Unrwa mi ha avvicinato un signore e mi ha chiesto se ritenevo la scuola un posto sicuro. Il ricordo e’ andato alla scuola dell’Unrwa bombardata durante l’operazione piombo fuso; avrei voluto dirgli che non ci sono posti sicuri, poi ho pensato che anche lui sapeva cosa stesse accadendo e gli ho risposto con quello che forse voleva sentire “sure”, certamente. L’ospedale al-Shifa è stato il luogo dove in questi giorni ho trascorso la maggior parte del tempo anche perché i lunghi spostamenti in macchina erano sconsigliati. Il chirurgo norvegese Mads Gilbert, stimato e apprezzato dai colleghi palestinesi che avevano già avuto occasione di lavorare al suo fianco durante il massacro “Piombo Fuso”, era presente nella sala di emergenza per le prime valutazioni . L’arrivo delle ambulanze e delle macchine private con i feriti creano sempre momenti di grande confusione: fotografi a caccia dello “scatto”, venivano a fatica tenuti lontani dagli agenti della sicurezza. All’interno della sala di emergenza una decina di letti dove i feriti vengono valutati per essere indirizzati alla sala dei raggi X, o direttamente alle sale operatorie. Ieri sera all’ospedale al-Shifa abbiamo atteso la comunicazione della tregua, che per noi tutti significava anche poterci spostare “in relativa sicurezza”. Confermato il “cessate il fuoco” ci sono stati momenti di “euforia”, strette di mano e abbracci. All’esterno iniziavano i caroselli di macchine e la città di Gaza riprendeva a rivivere un po’ la sua vita, ma negli occhi di tanti è rimasta la domanda: per quanto tempo e a quale prezzo? g.b.t.

Dai volontari di Gazzella a Gaza 20/11/2012

Gaza, 20 novembre 2012 L’arrivo a Gaza è stato accompagnato da bombardamenti continui. Partita da Gerusalemme alle 7 di mattina,dopo circa un’ora di macchina a cinque km da Erez, ho trovato un posto di blocco dove con altri internazionali, la maggior parte giornalisti, sono rimasta ferma per circa3 ore. Verso le 11 si è presentato un ufficiale dell’esercito israeliano il quale ci ha dato indicazione come proseguire: chi aveva noleggiato la macchina doveva lasciarla sul posto e trovare sistemazione sui taxi. Si è formata una carovana di macchine, a circa 5 metri di distanza l’una dall’altra nelle quali hanno trovato sistemazione20 persone,verso il posto di blocco di Erez. Non sono mancate le pressione da parte del personale della sicurezza israeliana che al momento del vistohanno tentato di dissuadere dal proseguire verso Gaza. Nel cielo più volte abbiamo visto razzi Qassam provenienti dalla striscia di Gaza intercettati e distrutti dagli scudi israeliani. Il passaggio tra la postazione israeliana e quella palestinese è stato il più difficile e pericoloso: per 2 km circa siamo rimasti esposti ai lanci di bombe e mitragliate. Attraverso Beit Hanun e Jabalia deserte: solo a Gaza città c’è qualche macchina in strada. Macerie di edifici ovunque. All’Associazione Medical Relief, nostro partner a Gaza mi dicono che restare nell’immobile dove hanno l’appartamento dove di solito alloggio non è sicuro e potrebbe essere bombardato perché pare che nell’edificio abbia sede anche un’associazione legata a Hamas. Gli attacchi israeliani sono volti a colpire i membri di Hamas, le strutture e gli edifici governativi: caserme, centrali di polizia, ministeri già colpiti o nel mirino. Da una settimana le scuole sono chiuse, gli uffici governativi svuotati. L’ospedale al-Shifa, il più grande ospedale pubblico della striscia di Gaza, è in serie difficoltà: nell’emergenza è il luogo dove si riversano la maggioranza dei feriti della zona nord e centro della Striscia. Stamattina si faceva il conto dei posti letti disponibili, solo 60 su700 posti letto . Dei 1000 feriti di questi giorni, di cui 277 sono bambini, 7 pazienti sono stati trasferiti in Egitto per le cure. Dei 120 vittime 28 sono bambini. Causa l’assedio, le medicine scarseggiano così come i materiali sanitari monouso. Se il fabbisogno mensile di medicinali per l’ospedale al-Shifaè calcolato in circa 3 milioni di dollari, dopo quest’ultima emergenza il costo sanitario generale si è moltiplicato. Attualmente il generatore dell’ospedale ha un’autonomia di gasolio per ancora 10 giorni. Nella giornata odierna ho visitato due bambini feriti ricoverati allo Shifa e un altro che ho trovato nel reparto di radiologia, appena ricoverato. Sono bambini che avranno bisogno di cure e sostengo,che attraverso l’Associazione Gazzella potranno trovare. Mentre scrivo, le ore 21 circa, non cessano i bombardamenti via cielo e via mare. A Beit Hanun i carri armati sono molto vicini alle case e altri stanno muovendo nell’area a nord della città di Gaza. Solo domani potremo vedere quanta distruzione è stata fatta. Qui appena fa buio non si muove nulla se non i mezzi di soccorso. Nel pomeriggio gli organi di informazione israeliani avevano comunicato che all’imbrunire avrebbero sparato a qualsiasi cosa in movimento. Inoltre nelle zone a nord della città di Gaza sono stati lanciati volantini nei quali si dava indicazione alla popolazione di lasciare lecase perché l’area sarebbe stata bombardata. Mentre scrivo mi comunicano che sono state aperte le scuole dell’Unrwa in località Beit Lahya e Beit Hanun e tante famiglie si stanno spostando nella speranza di trovarvi un luogo sicuro. Grande è la rabbia e la disperazione dei palestinesi di fronte ai crimini che Israele, ancora una volta nel silenzio assoluto della comunità internazionale, sta compiendo in particolare contro i bambini. g.b.t.

Lettera di aggiornamento sulla situazione a Gaza da parte della Medical Relief, nostro partner – 22 novembre 2012

November 22nd, 2012 12:00 noon After eight long days of Israeli aggression on Gaza Strip, finally a ceasefire agreement was reached. The agreement was effective as of 9:00 PM on Wednesday, Nov 21st. The aggression led to the killing of 162 people, including 42 children and injuring 1222 people including 431 children. And on the last day of the aggression, the Haidar Abdulshafi Primary Health Care Center in Jabalia sustained some damage due to the bombing near it. Some of the windows and doors were broken. The center provides services to close to 30,000 people. Services include general medicine, women health, child health, laboratory and specialists. We’d like to extend our thanks to all those who supported us during this difficult time and call upon you to continue your solidarity efforts. Below is a story from Gaza during the war On the fifth day of the Israeli aggression on Gaza Strip, PMRS medical teams started working through the emergency programs in their centers where a number of staff were able to reach the centers and start work, receiving patients and treating them. Among those received was Mrs Awatef Mohamed Alejla, 57 years old, resident of Alshejaeya in Gaza city. She came to PMRS Chronic Disease Center on Sunday morning Nov 18, at 10:00 am. She’s been a diabetic type II patient for twelve years. She came as she was suffering severe infection to her left foot which could have led to amputating a number of toes or even her foot. She started suffering from this infection since day one of the aggression, but due to the emergency situation all over Gaza’s hospitals, she could not receive any treatment at hospitals, and she started thinking about traveling abroad for treatment, but when she found out that PMRS Chronic Disease Center was operating, she came to the center. One of PMRS vehicles brought PMRS’s Dr. Tayseer Altanna, vascular surgeon, to the center where he treated the case and gave her the necessary medications in order to control the infection and save the foot. The next day, Awatef came to the center for dressing showing good improvement. On behalf of PMRS Dr. Aed Yaghi Director -Gaza Strip Palestinian Medical Relief Society Tel:     +97282835990/1/2 Fax:    +97282827837 Mobile:+972599412048 Email: pmrs.gaza@gmail.com Mrcgaza@palnet.com

Lettera di aggiornamento sulla situazione a Gaza da parte della Medical Relief, nostro partner – 22 novembre 2012

November 22nd, 2012 12:00 noon After eight long days of Israeli aggression on Gaza Strip, finally a ceasefire agreement was reached. The agreement was effective as of 9:00 PM on Wednesday, Nov 21st. The aggression led to the killing of 162 people, including 42 children and injuring 1222 people including 431 children. And on the last day of the aggression, the Haidar Abdulshafi Primary Health Care Center in Jabalia sustained some damage due to the bombing near it. Some of the windows and doors were broken. The center provides services to close to 30,000 people. Services include general medicine, women health, child health, laboratory and specialists. We’d like to extend our thanks to all those who supported us during this difficult time and call upon you to continue your solidarity efforts. Below is a story from Gaza during the war On the fifth day of the Israeli aggression on Gaza Strip, PMRS medical teams started working through the emergency programs in their centers where a number of staff were able to reach the centers and start work, receiving patients and treating them. Among those received was Mrs Awatef Mohamed Alejla, 57 years old, resident of Alshejaeya in Gaza city. She came to PMRS Chronic Disease Center on Sunday morning Nov 18, at 10:00 am. She’s been a diabetic type II patient for twelve years. She came as she was suffering severe infection to her left foot which could have led to amputating a number of toes or even her foot. She started suffering from this infection since day one of the aggression, but due to the emergency situation all over Gaza’s hospitals, she could not receive any treatment at hospitals, and she started thinking about traveling abroad for treatment, but when she found out that PMRS Chronic Disease Center was operating, she came to the center. One of PMRS vehicles brought PMRS’s Dr. Tayseer Altanna, vascular surgeon, to the center where he treated the case and gave her the necessary medications in order to control the infection and save the foot. The next day, Awatef came to the center for dressing showing good improvement. On behalf of PMRS Dr. Aed Yaghi Director -Gaza Strip Palestinian Medical Relief Society Tel:     +97282835990/1/2 Fax:    +97282827837 Mobile:+972599412048 Email: pmrs.gaza@gmail.com Mrcgaza@palnet.com

‘Orsi su Micromega – 21 novembre 2012

Articolo pubblicato su: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/11/21/angelo-dorsi-le-immagini-di-gaza/ Guardo le foto. E mi sembra un macabro scherzo. Guardo le foto. E non riesco a crederci. Le riguardo, mi soffermo sui volti color cenere, le macchie della pelle, gli occhi ora sbarrati, ora socchuisi, ora, infine, chiusi e destinati a mai più riaprirsi. Le foto dei bambini di Gaza. Quelli più grandicelli – forse 7-8 anni – sono rivesti della bandiera della Palestina, quelli più piccini, in verde islamico, con decorazioni; i neonati fasciati da lenzuolini bianchi, piccoli sudari. Guardo i volti severi, composti, pieni di dolore contenuto, dei loro genitori; una di queste immagini rappresenta un corteo funebre. Due corpicini portati delicatamente tra le braccia dei loro padri: un terzo uomo (sono tutti molto giovani), al centro, regge le teste, le piccole teste, ricoperte da un velo candido; sono i corpi senza vita di Jumana e Tamer, la cui vita è stata fermata prima che raggiungesse il quarto anno. Gli uomini camminano, non piangono, non mostrano neppure odio, ma intuisci dietro le maschere facciali, ferme, come inerti, intuisci disperazione: un’assoluta, semplice disperazione. Ma la disperazione può trasformarsi, un giorno o un mese dopo, in rabbia: una rabbia che non può avere perdono, una rabbia che nulla potrà placare. Quando ti ammazzano un figlio, una creatura di quattro mesi, o di quattro anni, come puoi accettarlo? E continuare a tacere? E quando l’assassino è il tuo oppressore, è colui che ti ha scacciato dalla tua terra, chi ha spiantato il tuo uliveto, per farci passare un muro alto come un grattacielo, chi devia il corso dei fiumi per rubarti l’acqua, chi ti costringe a quattro ore di coda, sotto il sole, per superare un punto di controllo militare, per raggiungere un posto di lavoro… Quando il colpevole è colui che sta assassinando da troppi decenni la tua gente: ebbene, come puoi chinare il capo, e continuare a subire? Quando chi ti ammazza i figli, le mogli, i genitori, chi bombarda le poche strutture di una città – Gaza City – che in un fazzoletto di terra racchiude una intera umanità, alla quale viene negato il diritto stesso alla sopravvivenza, ebbene, come puoi pensare che quelli – gli israeliani, gli ebrei occupanti che ti hanno devastato la vita e non solo rubato la patria – vogliano vivere in pace al tuo fianco? Come puoi credere che siano pronti a riconoscere i diritti del popolo di Palestina? E allora ecco che, una volta sepolti quei poveri corpi martoriati dalle bombe spesso “condite” di materiali vietati dalle convenzioni internazionali (di cui altamente la democratica Israele si infischia), la disperazione divenuta rabbia esplode; ecco la rabbia farsi essa stessa arma. Nulla può fermare quel flusso che sorge dal profondo, e non cerca altro che di venire fuori, di dirigersi contro quegli stessi che hanno assassinato la tua gente, e quando la rabbia è tanta, ma proprio tanta, diventa furore cieco. E chi ne è travolto non sta più a distinguere, a meditare, a interrogarsi su quali siano gli obiettivi giusti da colpire. Colpisce e basta. E quando non hai altre armi anche il tuo stesso corpo può diventare tale. Il kamikaze non è come scrisse in un libretto sciocco Enzserberger il “perdente radicale”. Il kamikaze è l’umiliato che prova a conquistare un’estrema dignità. Non è un vile: vile è il cecchino, è colui che mette la bomba nel cestino, o lascia una valigetta con il tritolo e si allontana e muove un congegno quando è al sicuro, e uccide, alla cieca. Non è un frustrato che vuole passare alla storia: è un disperato che preferisce la morte, dando la morte, piuttosto che accettare la “morte lenta”. Edward Said, dopo una visita a un campo profughi palestinesi, proprio nella Striscia di Gaza, scriveva: Il campo di Jabalya è il posto più spaventoso che abbia mai visto. I bambini che affollano le sue viuzze non lastricate, caotiche e piene di buche, hanno negli occhi una luce che contrasta nettamente con l’espressione di tristezza e sofferenza infinita stampata sui volti degli adulti. Non esiste una rete di fognature, il fetore dà il voltastomaco, e ovunque si volga lo sguardo si vede una massa di persone vestite di stracci passare con apparente indifferenza da un’occupazione a un’altra. Le statistiche sono terribili: il tasso di mortalità più elevato, la maggior percentuale di disoccupazione, il più basso reddito pro capite, il maggior numero di giorni di coprifuoco, l’assistenza medica più carente e così via. […] Nelle due ore passate con quegli uomini non ho colto una sola nota di speranza. Uno di loro, senza la minima traccia di autocommiserazione, parla dei suoi diciassette anni di prigione, del bambino malaticcio, dei genitori e della moglie oppressi dalla malattia o dall’indigenza, con qualche raro momento di sollievo. C’è molta rabbia. Un’espressione, che ricorre continuamente, mi rimarrà impressa per sempre: «mawt bati», morte lenta. Torno alle immagini: una mi colpisce forse ancora più delle precedenti. Una stanza, foderata di tappeti, su uno dei quali una creaturina ricoperta di un bianco lenzuolo, sul quale una macchia rossa, ti fa capire che quel bimbo (Yhad, un anno) non dorme e non è morto di morbillo. È stato ucciso. Accanto a lui, a distanza di circa un metro, suo padre. È accoccolato sul tappeto. Ha lo sguardo sperso. Come a cercare qualcuno che gli parli. Aspetta una parola: non di conforto, ma di spiegazione. Che gli spieghi perché quella creaturina, di cui si intravede il volto semicoperto, bianchissimo, è stata strappata alla vita. Ma in fondo, dentro di sé, quel giovane padre, forse preferisce per i suoi bimbi, come per se stesso, anche la morte a quell’altra, la “morte lenta”, forse meglio la tragedia della morte improvvisa, violenta, al dramma dell’attesa, la morte che si consuma giorno dopo giorno, senza possibilità di salvezza, in una vita che vita non è. I governanti israeliani, a quanto pare, sono misericordiosi. E stanno provvedendo a sostituire alla morte lenta, quella della fame e della miseria imposta dalla loro politica a una terra ricca

Commenti sul cessate il fuoco 22 novembre 2012

How the BBC whitewashed Israel’s war crimes from the ceasefire in Gaza http://stopwar.org.uk/index.php/palestine-and-israel/2067-how-the-bbc-whitewashed-israels-war-crimes-from-the-ceasefire-in-gaza 22 November 2012     The Editors Rarely would a state get such an easy run from the media after killing so many civilians, many of whom were children, in what the BBC now calls the ‘flare-up’ of violence. By The Editors News Unspun 22 November 2012 LAST NIGHT A CEASEFIRE came into effect after a week of attacks on Gaza which left over 150 Palestinians dead (at least 40 of them children) and rocket fire into Israel which left 5 Israelis dead. Before the news of the ceasefire became the front-page headline on the BBC News website, the headline story for the entire day concerned the bus bombing in Tel Aviv, which injured 21 civilians. Luckily this attack did not result in civilian deaths, however it was still deemed more newsworthy than the 13 Palestinians in Gaza who were killed by air strikes that same day. The news coverage was another glaring example of the different value assigned to life by our media, depending on which side of the Gaza border it resides. When this round of violence began, William Hague, UK Foreign Minister, said in a statement that ‘Hamas bears principal responsibility for the current crisis. I utterly condemn rocket attacks from Gaza into southern Israel by Hamas and other armed groups’. This followed the killings by Israel of 20-year-old Ahmad al-Nabaheen on 5 November, a 13-year-old boy as he played football, and the Hamas head of military. Yet the BBC News reports immediately represented Hague’s narrative faithfully, to the detriment of balance and historical perspective. Sixteen people were killed in Gaza that day alone, yet the BBC front-page story was ‘Gaza missiles fired at Tel Aviv’. The bus bombing yesterday, 21 November, which left ‘three people needing surgery’ served as a symbolic story, one which fitted the previously propagated assumptions perfectly: that there is one aggressor in this conflict, and it is not Israel. Readers and viewers were again told the story of Israel defending itself; in other words, the official narrative as put forward by Netanyahu, Hague, Obama and Clinton was again relayed. As Mehdi Hasan told BBC World Tonight on 19 November, ‘Israel has a bit of a pass from the western media’ and despite being the ‘stronger, more powerful, oppressive side’ is ‘portrayed as the victim’. Now that the ceasefire has come into effect, how does the BBC describe what has happened during the last week? For a start, before the news page mentions the fact that Egypt brokered the deal, a video of Netanyahu giving a speech is shown, with a quote from his speech in the caption: ‘some citizens expected a stronger military operation’. It seems to suggest that task of bringing peace, and avoiding a ‘stronger military operation’ is the work of the Israeli Prime Minister, a notion backed up further down in the article: ‘US President Barack Obama praised the Israeli leader for accepting the deal’. The article’s sole sub-headline near the start of the article summed up the western media’s almost one-sided view of the conflict: ‘Stop rocket attacks’. For such a significant news story regarding the conflict, many of the important details are buried at the end of the article. For example, at the start we are told that ‘at least 157 people have died since the flare-up of violence began last week’. The breakdown of deaths on each side is not given for another 22 paragraphs, and the violence ‘flare-up’ is not explained for 20 paragraphs. Given the day-long coverage of the bus attack, and the emphasis on rockets all week, the reader might get the impression of a fair fight, when casualty numbers indicate anything but. Other points in the article raise important questions – why is the word ‘attack’ never used in relation to Israeli actions? If 40 Israeli children had been killed, and the Israeli prime minister’s home and offices were targeted by Hamas, would this just be referred to simply as ‘hostilities’? ‘In Jerusalem tonight, Israel’s Prime Minister hinted at more severe military action if the new ceasefire doesn’t hold’, we were told in the televised news on the ceasefire. It is yet another example of BBC journalists not holding a critical eye on power, like last week when Jonathan Marcus wrote of Netanyahu’s ‘choice’ to establish a ‘policy of targeted killings’. Now, Netanyahu may flippantly ‘hint’ at ‘more severe military action’ without scrutiny applied to the praise of his ‘peace-bringing’ role offered by Obama et al. When questioning the unconditional support shown by western leaders for the government of Israel, one can find that it has little to do with offering support for Israel’s ‘right’ to ‘defend’ itself and everything to do with imperialism in the Middle East. The Israeli paper Ha’aretz wrote in September 1950 that: Israel is to become the watchdog. There is no fear that Israel will undertake any aggressive Policy towards the Arab states when this would explicitly contradict the wishes of the US and Britain. But if for any reasons the Western powers should sometimes prefer to close their eyes, Israel could be relied upon to punish one or several neighbouring states whose discourtesy to the West went beyond the bounds of the permissible. And to this day the logic applies. As As’ad AbuKhalil wrote on 14 November, ‘In a few weeks, Israel bombed Sudan, bombed Syria, and bombed Palestine and kidnapped a Lebanese shepherd’. Israeli threats towards Iran are also symptomatic of the role of the state referred to by Noam Chomsky as the ‘Middle East Policeman’. During the last week, BBC’s journalists in Gaza have provided an exceptional level of reporting throughout the conflict, their twitter accounts a valuable resource in keeping up-to-date with events inside Gaza. This standard, however, does not extend to the reports on the BBC website, which instead rely heavily on the rhetoric of ‘officials’ and politicians. It is interesting to contrast this with a simple note from BBC