Palestine Youth Orchestra

28 luglio | ore 21:30 – Anteprima al Porticciolo di Vernazza 29 luglio | ore 20:30 – Genova, Teatro Carlo Felice 30 luglio | ore 21:15 – Firenze, Piazza della Signoria 01 agosto | ore 21:00 – Roma, Sala Accademica del Conservatorio 02 agosto | ore 19:45 – Ravello, Belvedere di Villa Rufolo Musiche di: Beethoven, Al Yamani, Delibes, Dvorˇak, Azmeh, Rimsky-Korsakov Whit the Patronage of Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca organized by The Edward Said National Conservatory of Music Conservatorio di Musica Niccolò Paganini, Genoa in collaboration with Conservatorio di Santa Cecilia, Rome Oslo Philharmonic Conductor Sian Edwards Soprano Dima Bawab Violin MAias Al Yamani Clarinet Mohamed Najem   Guarda la locandina

Dai volontari di Gazzella a Gaza. Ancora sul caso Ayyub

Ancora sul caso Ayyub (leggi anche la corrispondenza dell’8 aprile 2012) Ayyub, oggi 20 anni, imputato per presunti reati commessi all’età di 16 anni, è stato arrestato nel giugno del 2011 al suo rientro dalla Slovenia dove si era recato per l’applicazione di un arto artificiale. Ayyub era entrato nel progetto Gazzella quando aveva perso la gamba destra e riportato altre ferito sul corpo, sotto i bombardamenti israeliani nell’aprile del 2008. A distanza di un anno dal suo arresto, sia l’associazione dei diritti umani al-Mizan di Gaza, che segue il caso, sia la famiglia, confermano che poco si sa sul suo stato di salute e sulle ragioni dell’arresto. Solo la Croce Rossa Internazionale e l’avvocato hanno potuto visitare Ayyub nel carcere di Beer Sheva dove è detenuto. È stata negata la consegna delle stampelle di cui Ayyub ha bisogno per potersi muovere dato che l’arto artificiale e’ stato rimosso subito dopo l’arresto. Le visite, fino ad oggi, sono state negate ai genitori anche se dopo lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi nei mesi scorsi, era stato raggiunto un accordo che stabiliva la fine dell’isolamento, la limitazione delle detenzioni amministrative e il rispetto del diritto di visita dei familiari. Ma a quanto pare è un accordo di forma. La ragione dell’arresto di Ayyub, come indicato dall’associazione al-Mizan, è stata esplicitata nel corso dell’udienza presso la Corte israeliana lo scorso 28 maggio; da informazioni assunte dai servizi di sicurezza dell’esercito -Shin Beth- Ayyub, prima del 2008 data del suo ferimento, avrebbe partecipato ad azioni di appoggio alla resistenza palestinese. Il giudizio della Corte è stato rimandato al prossimo mese di settembre quando Ayyub si presenterà davanti alla Corte che giudica i reati commessi dai minorenni, stante che Ayyub, all’epoca dei presunti fatti attribuiti, aveva meno di 16 anni. La condizione di Ayyub rispecchia la condizione di migliaia di palestinesi, che vengono arrestati molto spesso sulla base di informazioni non verificate né documentate. In molti casi la detenzione è “amministrativa”: una persona può essere trattenuta per sei mesi rinnovabile più volte a discrezione dei servizi di sicurezza e senza un capo d’accusa. Ciò non corrisponde a nessun principio legale. Il sistema giudiziario israeliano si basa sull’operatività dell’esercito e dei servizi segreti (Shin Beth). Questi ultimi attraverso i continui arresti svolgono un lavoro di reclutamento di collaboratori, corrompono la società palestinese negoziando favori e promuovono diverse fonti e forme di informazione sulla vita politica, sociale e sul quotidiano dei palestinesi. È un sistema articolato che funziona anche su base globale, che si avvale e si completa con le attività di sicurezza/prevenzione, attraverso sofisticati dispositivi di conoscenza e di sorveglianza. Il sistema giudiziario israeliano non svolge compiti di accertamento o prova dei reati ma svolge attività di “governo” del territorio e di controllo della popolazione. Per i palestinesi le porte del carcere si aprono anche senza capi di imputazione o semplicemente per legami familiari con detenuti. La metodologia applicata, in contrasto con qualsiasi norma e legge internazionale, è quella dell’esercito inglese durante l’occupazione coloniale. Continuare a dare solidarietà e sostegno ad Ayyub significa anche denunciare il sistema giudiziario israeliano, quel sistema che ha arrestato Ayyub sulla base delle informazioni senza possibilità di verifica, che tiene Ayyub detenuto in un carcere fuori dal suo territorio, in contrasto con la IV Convenzione di Ginevra. g.b.t Luglio 2012

‘Associazione “Le medicine”

Gaza, 7 luglio 2012 Era l’otto marzo scorso quando 4 scatoloni contenenti farmaci ( 83 kg) partivano alla volta del Cairo, destinazione la striscia di Gaza. L’associazione egiziana Human Relief Agency del Cairo doveva ritirare il carico ed inviarlo nella striscia di Gaza. Il materiale è stato stoccato fino al 21 aprile, presso il magazzino della DHL perché la sicurezza egiziana continuava a chiedere alla Human Relief Agency documenti integrativi a quelli già consegnati. Il 21 aprile il materiale usciva dal magazzino della DHL, per finire stoccato in altro magazzino: la sicurezza egiziana voleva sapere come il materiale sarebbe arrivato a Rafah e poi a Gaza. È evidente che i 4 scatoloni per un peso complessivo di 83 kg. non necessitavano né di scorta né di particolare assicurazione (a pagamento) come invece pretendevano le autorità di sicurezza egiziane. I 4 scatoli riportavano la chiara scritta HUMANITARIAN AID. In questi mesi abbiamo valutato con i colleghi palestinesi l’opportunità di far tornare in Italia i farmaci perché i mesi passavano senza avere nessuna certezza sui tempi di arrivo dei medicinali e aumentava la preoccupazione che i farmaci scadessero! Finalmente il giorno 5 luglio i farmaci sono arrivati a Gaza! Stamattina abbiamo incontrato i responsabile del dipartimento di approvvigionamento farmaci del ministero della salute di Gaza ed insieme abbiamo verificato il contenuto degli scatoloni. Alcuni farmaci, per fortuna una minima parte, risultavano scaduti. La striscia di Gaza è sotto assedio israeliano, e nei fatti anche egiziano e internazionale. Non ci sono diritti per i palestinesi e questo ci viene ricordato ogni qual volta cerchiamo di portare solidarietà alla popolazione di Gaza. Ad Al-Arish restano stoccati per mesi cibo, farmaci, materiali vari inviati da molte ONG e da paesi arabi ed europei in attesa dei permessi israeliani o egiziani per transitare regolarmente. Si è scritto molto sugli effetti dell’assedio e dell’occupazione, ma non è mai abbastanza. Ci auguriamo che i cambiamenti politici in Egitto diano in tempi brevi la possibilità di attenuare l’assedio alla popolazione di Gaza. G.B.T.